PON 2014-2020

Scuola

Pensioni e immigrazione, Salvini suggerisce a Boeri le dimissioni

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 18:00
Quota 100 e quota 41

La quota 100 permetterebbe di andare in pensione sommando età anagrafica e contributi, secondo una combinazione che il Governo non  ha ancora rivelato (64/65 anni di età e 35/36 di contributi ?).

La quota 41 dovrebbe essere introdotta dal 2020, permettendo di andare in pensione al raggiungimento di 41 anni di contribuzione, indipendentemente dall’età anagrafica.

“Scontro” Inps-Esecutivo

Le suddette misure non hanno trovato il benestare del Presidente dell’Inps Tito Boeri (e anche della Corte dei Conti), che è intervenuto più volte sulla sostenibilità economica delle medesime, non da ultimo con la relazione illustrata in Parlamento.

A Boeri, come riportato dall’Ansa, ha risposto, oggi, Salvini:

“Il presidente dell’Inps continua a dire che la legge Fornero non si tocca, che gli immigrati ci servono perché ci pagano le pensioni, che questo decreto crea disoccupazione“.

La divergenza totale di vedute, secondo il Vice Premier e Ministro della Giustizia, dovrebbe portare alle dimissioni:

“In un mondo normale se non sei d’accordo con niente delle linee politiche, economiche e culturali di un governo e tu rappresenti politicamente, perché il presidente dell’Inps fa politica, un altro modo di vedere il futuro, ti dimetti”.

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Pensioni “quota 100”, Anief: Inps si confronti con Governo e parti sociali

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 16:41

A chiederlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, alla luce della relazione tecnica accompagnatoria del rapporto annuale pubblicato dall’Istituto di previdenza sociale, nella quale si scrive che se già dal 2019 entrasse in vigore la cosiddetta “Quota 100” per il pensionamento anticipato, i costi per le casse dell’Istituto di previdenza viaggerebbero tra i 4 e i 14 miliardi di euro l’anno.

I quattro “scenari” apocalittici prodotti dall’Inps, anche con soglie di accesso minime a 65 anni, starebbero già producendo il primo effetto: il vicepremier Luigi Di Maio ha detto, in questi giorni, che il governo “è a lavoro” e sta “valutando: non tutte le possibili combinazioni sono convenienti”. Ma anziché entrare nei particolari, il ministro del Lavoro ha deviato il discorso sulla volontà del governo di abolire già nelle prossime settimane “le pensioni d’oro o di privilegio”.

“Piuttosto che creare allarmismo e realizzare proiezioni tutte da verificare – continua il sindacalista Anief-Cisal – l’Inps dovrebbe spendersi per tutelare le posizioni di chi ha lavorato una vita e ora chiede solo di vedere esaudito un suo diritto. L’Istituto non può solo pensare di gestire i loro soldi rimandando ad oltranza la loro uscita dal lavoro. Gestisca correttamente, piuttosto, le pratiche del personale della scuola, visto che settembre è vicino e 5mila docenti ancora non hanno la certezza di andare in pensione, fatto increscioso mai accaduto”.

“Sarebbe anche bene che l’Inps – continua il sindacalista – richiedesse i contributi figurativi mai versati  e riprogrammi davvero un sistema più vicino all’Europa, dove si va in pensione a 63 anni – in Francia ancora prima e in Germania con appena 25 anni di insegnamento – e non a 67 anni come ha confermato qualche mese fa il governo Gentiloni. Perché si vive per lavorare, ma non si deve morire lavorando. Infine, anziché creare terrore psicologico, l’Inps aggiorni il suo sistema d’archivio, valutando il servizio svolto per 365 giorni e non 360 giorni, poiché con questo sistema si beffano ulteriormente dei lavoratori già vessati da riforme e controriforme che hanno sempre più assottigliato la portata dei loro contributi previdenziali. È bene, infine, che si valuti una volta per tutte il precariato svolto, perché l’onere di aver fatto una supplenza breve o annuale non può essere un aggravio per il lavoratore”, conclude Pacifico.

Per tutti questi motivi, il sindacato Anief ribadisce il suo sì a Quota 100, senza vincoli o paletti dell’ultima ora richiesti a gran voce dall’Inps.

Coloro che necessitano di chiarimenti in merito ai pensionamenti hanno facoltà di chiedere una consulenza personalizzata a Cedan, contattando la sede Cedan più vicina. Per maggiori informazioni ci si può collegare anche al sito internet oppure scrivere una e-mail all’indirizzo info@cedan.it o, infine, contattare il numero 091 7098356.

15 luglio 2018

Ufficio Stampa Anief

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PON 2014-2020, aggiornamento FAQ dedicate agli Avvisi

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 16:14

Le faq sono state aggiornate il 7 luglio u.s.

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ATA-ITP ex Enti Locali al Governo: no alla temporizzazione. Le proposte

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 15:18

Il testo del documento

Ricapitoliamo le vicende legislative e processuali della nostra categoria, per proporre una soluzione equa.

  1. L’art. 8 della legge 124/1999 ha stabilito che il personale ATA (Assistenti Tecnici, Amministrativi e Collaboratori Scolastici) e ITP (Insegnanti Tecnico Pratici), dipendente dagli Enti Locali (Comuni e Province), che lo fornivano allo Stato, venisse trasferito alle dipendenze del MIUR, continuando a lavorare negli Istituti Scolastici in cui già prestava servizio a fianco dei colleghi già dipendenti del MIUR.

La norma aveva lo scopo di porre tutto il personale ATA e ITP alle dirette dipendenze dei Dirigenti Scolastici, nel nuovo sistema dell’Autonomia Scolastica.

Il comma 2 del suddetto art. 8, disponeva, saggiamente, che al personale trasferito venisse riconosciuta, ai fini economici e giuridici, l’anzianità maturata fino alla data del trasferimento, a conferma della continuità del rapporto di lavoro.

  1. Malgrado la chiarezza cristallina della norma, la procedura del trasferimento del personale ATA-ITP dagli Enti Locali allo Stato, che doveva essere attuata mediante appositi decreti ministeriali, ha violato la legge.

Infatti, con l’accordo stipulato il 20/7/2000 tra ARAN e CGIL-CISL-UIL-SNALS in attuazione del D.M.  184/1999 e con il successivo D.M. 5 aprile 2001, che ha recepito l’accordo medesimo, al personale ATA e ITP ex EE.LL., che era stato trasferito alle dipendenze del MIUR dall’1/1/2000, non è stata riconosciuta l’anzianità maturata fino al 31/12/1999 alle dipendenze degli Enti locali, ma è stata imposta un’anzianità fittizia, costruita mediante il complesso meccanismo della “temporizzazione” di una parte della retribuzione complessiva goduta nel 1999 presso l’Ente Locale di provenienza.

“Temporizzazione” significa trasformazione di una determinata retribuzione, percepita alle dipendenze degli Enti Locali, in anzianità di servizio da valere presso il MIUR dall’1/1/2000.

L’attribuzione di una determinata anzianità di servizio era ed è particolarmente importante nel Comparto Scuola, ove i dipendenti godono della progressione stipendiale in base all’anzianità maturata, passando dalla posizione stipendiale inferiore a quella superiore (le posizioni erano 0-2 anni di anzianità; 3-8; 9-14; 15-20; 21-27; 28-35; oltre 35 anni).

  1. Il risultato pratico di questa violazione della legge è stato il peggioramento sostanziale della condizione retributiva dei dipendenti trasferiti: invero, la “temporizzazione”parziale della loro retribuzione complessiva annua (non dell’intera retribuzione, essendo escluso il computo di elementi contrattuali molto rilevanti, quali l’indennità per la produttività individuale e collettiva) li poneva – automaticamente – in una condizione retributiva inferiore a quella goduta fino al 31/12/1999. Inoltre, il meccanismo della “temporizzazione”, così come attuato dall’Accordo ARAN-OO.SS, aveva l’effetto di riconoscere alla massima parte degli ATA e ITP trasferiti un’anzianità inferiore, spesso molto inferiore, a quella effettivamente maturata.
  1. Dal 2001 al 2005 furono proposte migliaia di cause per affermare il diritto del personale ATA e ITP al riconoscimento dell’anzianità effettivamente maturata fino al 31/12/1999, superiore a quella “fittizia e temporizzata” in base all’Accordo ARAN-OO.SS. Quasi tutti i giudici di merito e soprattutto la Corte di Cassazione – con tutte le sue sentenze emanate nel 2005[1]- accolsero i ricorsi dei lavoratori e condannarono il MIUR a riconoscere loro la maggiore anzianità di servizio e le relative posizioni stipendiali e differenze
  1. Con la Legge Finanziaria per il 2006 (L. 266/2005, art. 1, c. 218) il governo Berlusconi impose una norma “interpretativa”, in realtà assolutamente innovativa, dell’art. 8, c. 2, della L. 124/1999, allo scopo di dare forza di legge al metodo della “temporizzazione”introdotto contra legem dall’Accordo ARAN-OO.SS e dal D.M. 5 aprile 2001 che lo aveva recepito[2].
  1. A seguito del “comma 218” della finanziaria 2006, lo Stato, che era parte in causa in migliaia di processi e li stava inesorabilmente perdendo, ha rovesciato le carte in tavola, riuscendo a vincere tutti i procedimenti decisi fino al 2011[3].
  1. Il comportamento dello Stato Italiano è stato sanzionato dalle Corti europee. Infatti, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con le sentenze “Agrati” del 2011 e 2012 e altre in seguito, ha stabilito che il “comma 218” dell’art. 1 della L. 266/2005 era in contrasto sia con i principi della parità delle armi e dell’equo processo (art. 6 Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo) che vieta al potere governativo/legislativo di interferire nelle cause in cui lo Stato è parte processuale, sia con l’art. 1 del protocollo 1 alla suddetta Convenzione, che tutela la proprietà (diritto acquisito e fondata aspettativa di ottenerlo).Dal canto suo, la Grande Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza “Scattolon” pronunciata il 6/9/2011, a seguito di rimessione della questione da parte del Giudice del Lavoro di Venezia, dichiarava che il trasferimento del personale ATA-ITP dagli Enti Locali era assimilabile al ”trasferimento d’azienda,con le conseguenti tutele per i diritti retributivi dei lavoratori trasferiti, a sensi della Direttiva 77/187/CE e dall’art. 2112 cod. civ.
  1. Le due sentenze delle Corti Europee contraddicevano in toto le tesi sostenute dalla Corte Costituzionale e dalla Corte di Cassazione italiane, che avevano affermato con le sentenze emanate nel 2007, 2009 e 2010 che: a) il “comma 218” non violava la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; b) che il trasferimento del personale ATA-ITP dagli EE.LL. allo Stato non ricadeva nella sfera d’applicazione della Direttiva 77/187/CE sul “trasferimento d’azienda”, con la conseguente mancanza di tutela per i lavoratori, la cui retribuzione poteva quindi peggiorare a causa del trasferimento.
  1. A questo punto, lo Stato Italiano avrebbe dovuto adeguarsi alle sentenze europee, ma non lo ha fatto.

Avrebbe potuto e dovuto abrogare il “comma 218” e ripristinare il testo originario dell’art. 8, L. 124/1999, riconoscendo al personale ATA-ITP l’anzianità effettivamente maturata fino al 31/12/1999.

Oppure, avrebbe potuto applicare correttamente la sentenza “Scattolon”, cui si era subito uniformata la Corte di Cassazione dalla fine del 2011 in avanti, riconoscendo ai lavoratori trasferiti il diritto a non subire un “peggioramento retributivo sostanziale”, come quello loro imposto dall’Accordo ARAN-OO.SS del 20/7/2000, che “temporizzava” una parte sola della loro retribuzione e non la retribuzione complessiva.

Tra l’altro, il“comma 218”prevede proprio la“temporizzazione della retribuzione complessiva annua”,come riconosciuto dalla stessa Corte di Cassazione, che dal 2011 si è adeguata alla sentenza Scattolon della Corte di Giustizia dell’Unione Europea[4]: si trattava, quindi, di una dovuta applicazione della legge in vigore.

  1. Lo Stato, tuttavia, non ha fatto né l’una né l’altra cosa. Ha mantenuto l’inquadramento del personale ATA-ITP nei ruoli del MIUR, a far data dall’1/1/2000, in base ai decreti emanati dai Dirigenti Scolastici che avevano fatto applicazione dell’Accordo ARAN-OO.SS. (peraltro dichiarato a più riprese nullo dalla Corte di Cassazione[5]). Di più – sempre in base a tale Accordo nullo – ha preteso il rimborso delle differenze retributive a suo tempo corrisposte al personale che aveva vinto, in primo o secondo grado, le cause promosse tra il 2001 e il 2005.
  1. Per tutti questi motivi, in tutti questi anni, il personale ATA-ITP ex EE.LL. si è sentito umiliato e preso in giro: sia perché abbiamo subito un metto peggioramento retributivo (circa il 7-10% della nostra retribuzione annua 1999 è stato perso) sia perché – a parità di anzianità e di professionalità con i colleghi provenienti dallo Stato – ci siamo visti riconoscere un’anzianità fittizia e inferiore, con conseguenze economiche e normative peggiorative e la concreta sensazione di essere considerati – all’interno del MIUR – come personale di Serie B.
  1. A questo punto, per “rimettere le cose a posto”, noi – in rappresentanza del personale ATA-ITP ex Enti locali chiediamo al Parlamento di porre fine a questa quasi ventennale ingiustizia.
  1. Proponiamo a questo scopo che, in applicazione delle “sentenze Agrati” e della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, venga abrogato il “comma 218” che aveva (falsamente) “interpretato” l’art. 8, c. 2, della L. 124/1999, con la conseguente ricostruzione delle carriere in base all’anzianità da noi maturata effettivamente alla data del 31/12/1999.
  1. Alternativamente, proponiamo che la Camera affermi che il “comma 218” deve essere applicato rispettando l’art. 2112 del Cod. Civ. e la direttiva 77/187/CE “sul trasferimento d’azienda”, senza peggioramenti retributivi per il personale trasferito alle dipendenze del MIUR, e quindi effettuando la“temporizzazione” della retribuzione complessiva annua goduta alle dipendenze dell’Ente Locale prima del nostro trasferimento al MIUR e non solo la “temporizzazione” di una parte della retribuzione, come previsto dall’Accordo ARAN-OO.SS. 

IL COMITATO NAZIONALE ATA-ITP EX ENTI LOCALI

[1] Vedi tra le altre sentenze: Cassazione Lavoro n. 3224/2005, 18652/2005 e 18829/2005.

[2]Il testo dell’art. 1, c. 218, L. 266/05 è il seguente: “Il comma 2 dell’articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, si interpretanel senso che il personale degli enti locali trasferito nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) statale e’ inquadrato, nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali, sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all’atto del trasferimento, con l’attribuzione della posizione stipendiale di importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999”.

[3]Vedi per tutte la sentenza n. 677/2008 della Corte di Cassazione – sezione lavoro.

[4]La Cassazione, infatti, dopo la sentenza Scattolon ha stabilito che: “il legislatore, come precisato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea con la sentenza del 6 settembre 2011 in procedimento C-108/10, deve attenersi allo scopo della direttiva 77/187/CEE, consistente “nell’impedire che i lavoratori coinvolti in un trasferimento siano collocati in una posizione meno favorevole per il solo fatto del trasferimento”. Ne consegue che, anche in tale fattispecie, il giudice di merito deve valutare, ai fini dell’esercizio del potere-dovere di immediata applicazione della norma europea provvista di effetto diretto, se, all’atto del trasferimento, il lavoratore abbia subito un peggioramento retributivo sostanziale rispetto alla condizione goduta immediatamente prima del trasferimento, nei sensi sopra indicati.”Vedi per tutte Cassazione civile, sez. lav., 05/05/2017, n. 11024.Il peggioramento retributivo sostanziale è stato determinato proprio dall’Accordo ARAN-OO.SS che ha escluso dalla retribuzione da temporizzare elementi contrattuali rilevanti, quale l’indennità di produttività.

[5] Vedi Cassazione Sezione Lavoro 18652/2005 e 4045/2012. Sulla natura non interpretativa bensì innovativa del comma 218 vedi Cassazione Sezioni Unite n. 17076/2011 che recita: “la L. 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 218, si qualificava di interpretazione, ma in realtà non aveva il contenuto effettivo di interpretazione autentica perché vi era un assai marcato scarto di contenuto rispetto alla disposizione interpretata (L. 3 maggio 1999, n. 124, art. 8, comma 2). Quest’ultima si limitava a riconoscere tout court al personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) del settore scuola, che era stato trasferito dall’ente locale all’Amministrazione statale, “l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza “ai fini giuridici ed economici”, mentre la disposizione di interpretazione aveva un contenuto ben più dettagliato e nient’affatto estraibile come significato plausibile dalla disposizione di interpretazione”).

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Diplomati magistrale, sospensione depennamento da GaE

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 11:24

L’11 luglio infatti l’ufficio scolastico aveva fornito indicazioni ai Dirigenti scolastici e ai docenti.

Venerdì 13 luglio la rettifica.

Scrive l’Ufficio Scolastico

“CONSIDERATO che il D.L. 3 luglio 2018, disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese, ha previsto l’estensione al caso dei diplomati magistrali di quanto già previsto dal decreto legge 669/1996, che concede alle amministrazioni dello Stato di ottemperare all’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali entro 120 giorni dalla data di comunicazione del titolo esecutivo;

Dal che consegue la necessità di sospendere il procedimento avviato con proprio atto dell’11 luglio 2018, prot. 2603;

p.q.m.

DISPONE

Ad integrazione e modifica del proprio atto dell’11 luglio 2018 prot. 2603, la sospensione della procedura ai fini della valutazione degli effetti derivanti dall’atto normativo stesso sul contenzioso in questione. ”

Diplomati magistrale, decreto Dignità è in Gazzetta ufficiale: sentenze eseguite entro 120 giorni

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Bonus 500 euro, Repubblica: “meglio spenderlo tutto entro il 31 agosto”. Cosa dice il Miur

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 11:13

Il riferimento è al bonus 500 euro, la carta che i docenti utilizzano per autoformazione e aggiornamento.

Le somme del 2016/17 vanno spese entro il 31 agosto 2018

Ad oggi vale il DPCM 28 novembre 2016 per l’anno precedente

“Le somme non spese entro il 31 agosto 2016 devono essere improrogabilmente utilizzate e rendicontate entro il 31 agosto 2017, nel rispetto delle modalita’ previste dal decreto del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, n. 642 del 9 agosto 2016. Le predette somme, non rendicontate al 31 agosto 2017, saranno recuperate a valere sull’erogazione dell’anno scolastico 2017/2018 e le somme non rendicontate correttamente o eventualmente utilizzate per spese inammissibili sono recuperate a valere sulle risorse disponibili sulla Carta con l’erogazione riferita all’anno scolastico successivo.£”

Ne deriverebbe che le somme dell’a.s. 2016/17 andrebbero spese entro il 31 agosto 2018 .

Entro quando vanno spese le somme dell’a.s. 2017/18

Di conseguenza, se vale la prima parte, vale anche la seconda, ossia le somme dell’a.s. 2017/18 potranno essere spese entro il 31 agosto 2019, indipendentemente dal fatto che il bonus venga confermato o meno.

Tutto ciò a normativa invariata.

Cosa dicono i sindacati

Non risultano alla redazione di OrizzonteScuola indicazioni ufficiali, ma secondo quanto riportato da Repubblica “i rappresentanti dei lavoratori temono, com’è già avvenuto lo scorso anno con 20 milioni non spesi, che venga prelevata una quota per fare quadrare i conti pubblici e, magari, finanziare altre priorità. Ecco perché hanno consigliato di spendere tutto entro fine agosto

Chiarimenti dal Ministero

A pubblicarli è sempre Repubblica:

“stiamo lavorando per rendere disponibili quelle somme anche per il prossimo anno scolastico.

Presto arriveranno indicazioni in merito”

Ad interventi sulla carta docente pensa anche il M5S, come chiarito nell’intervista Azzolina (M5S): rivedremo carta docente, cambieremo 107, rispetto docenti è questione economica. Seconda parte intervista

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Ricostruzione carriera, Anief: servizio preruolo va riconosciuto integralmente. Altra sentenza

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 11:06

Il Giudice del Lavoro di Trapani, infatti, condivide in toto le tesi patrocinate in giudizio dai legali Anief e rileva come sia doveroso equiparare “la posizione dei docenti a tempo determinato rispetto a quella dei docenti indeterminato” attraverso l’applicazione delle “disposizioni dei vari CCNL succedutisi nel tempo e disapplicando quelle che, prescindendo dalla anzianità maturata, commisurano in ogni caso la retribuzione degli assunti a tempo determinato al trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti a tempo indeterminato”.

La condanna del Miur, dunque, arriva inesorabile con l’obbligo di  “procedere alla ricostruzione di carriera di parte ricorrente, ai fini giuridici ed economici, riconoscendo il periodo lavorato anteriormente all’immissione in ruolo secondo i medesimi parametri applicati ai docenti di ruolo, computando integralmente i periodi lavorati in forza dei vari contratti a termine di durata superiore a 180 giorni”, con l’ulteriore pagamento delle differenze retributive mai percepite, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria a decorrere dalla maturazione dei singoli crediti fino al pagamento. Miur, totalmente soccombente, dunque, condannato anche al pagamento delle spese di lite liquidate in complessivi € 2.500 oltre iva CPA e spese generali.

“Il servizio svolto durante il precariato – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è praticamente discriminato due volte: durante i numerosi contratti a termine al lavoratore non vengono riconosciute le progressioni di carriera e poi, una volta immessi in ruolo, questo servizio viene “svalutato” computando immediatamente solo 4 anni per intero e il restante per 2/3 ai fini della ricostruzione di carriera. Ma la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE è chiara e in ossequio al principio di non discriminazione il Miur non può “risparmiare” sempre sulle spalle dei precari, anche dopo averli immessi in ruolo. Fino a quando non sarà attuata una modifica interna orientata al rispetto della Direttiva comunitaria, il nostro sindacato continuerà a promuovere gli specifici ricorsi per tutelare il diritto di ogni lavoratore alla corretta ricostruzione della carriera e al relativo e immediato adeguamento dello stipendio in base agli anni effettivamente svolti al servizio del Miur, anche se con contratti a termine”.

L’Anief ricorda a tutti i lavoratori che è ancora possibile ricorrere per vedersi riconosciuto il diritto all’integrale ricostruzione di carriera commisurata agli effettivi anni di servizio prestati con contratti a tempo determinato e per ottenere immediatamente il corretto inquadramento stipendiale.

Per ulteriori informazioni e aderire ai ricorsi promossi dall’Anief, clicca qui

15 luglio 2018

Ufficio Stampa Anief

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Dirigenti scolastici, Anief: corso riservato a ricorrenti 2011 con il decreto Dignità

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 11:00

Ecco perché sarebbe utile riaprire, col decreto ‘Dignità’, presto all’esame delle Camere per essere convertito in legge, il corso per dirigenti scolastici riservato ai ricorrenti della selezione 2011: si tratta di centinaia di docenti incredibilmente esclusi da una norma della Buona Scuola, la Legge 107/2015 che, nel prevedere la procedura riservata per il reclutamento, vi ha ammesso i ricorrenti del concorso 2004 o quelli del 2011 solo se destinatari di un provvedimento di primo grado favorevole. L’Anief ha chiesto, invece, di estendere l’accesso al concorso riservato a tutti i ricorrenti. Del caso, in autunno, si occuperà la Corte Costituzionale: il prossimo 20 novembre i giudici di rango superiore potrebbero così bocciare il provvedimento, andando a bocciare anche l’assunzione di 500 dirigenti assunti dopo il 2015, tra cui molti in Lombardia dove il concorso era stato annullato. Così, si creeranno ulteriori vuoti di dirigenza scolastica, portando le reggenze abbondantemente oltre quota 2mila.

“Per questo motivo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Aniefe segretario confederale Cisal – il nostro sindacato chiede una modifica al Decreto Legge “Dignità”, al fine di ammettere al corso-concorso riservato i ricorrenti del 2011, in modo da neutralizzare pure un eventuale provvedimento che renderebbe illegittima l’assunzione disposta a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 499 del 20 luglio 2015. Ma questa modifica deve giungere subito, prima che la Consulta si pronunci sulla legittimità della legge 107/15, la Buona Scuola, e porti al licenziamento dei 500 dirigenti assunti. L’emendamento che sarà preparato dal nostro ufficio legislativo risolverebbe anche il problema delle reggenze e della mancata copertura delle attuali 1.400 sedi, a cui aggiungerne almeno 300 per effetto dei prossimi pensionamenti”.

“La domanda da porsi, quindi, è solo una: Cui prodest in autunno, trovarsi con una scuola su quattro scoperta?È un’operazione che darebbe giustizia a tanti candidati presidi rimasti fuori senza motivo e scongiurerebbe anche il rischio di lasciare allo sbando migliaia di scuole, che si ritroverebbero con un preside costretto a dividersi tra più istituti autonomi e un alto numero di plessi distanti anche decine e decine di chilometri uno dall’altro”, conclude il sindacalista autonomo Anief-Cisal.

15 luglio 2018

Ufficio Stampa Anief

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Professioni olistiche della salute

Educazione&Scuola - Dom, 15/07/2018 - 10:13
Firenze, 13-14 ottobre 2018
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Sostegno: corsi per docenti delle GaE ma obbligo ad accettare il ruolo. Lettera

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 10:05

che restano purtroppo in alcune province ancora piene di docenti, malgrado il piano straordinario di assunzioni di cui alla legge 107/2015.

Da qui la mia proposta. Autorizzare corsi di specializzazione cofinanziati dallo Stato già per il prossimo anno scolastico, per l’insegnamento su posto di sostegno per i docenti presenti in Gae nelle province dove non sono esaurite le Gae e riservarle agli iscritti in Gae.

I docenti che frequentano tali corsi avranno una precedenza nel conferimento delle supplenze su sostegno.

I docenti che conseguono la specializzazione saranno poi obbligati ad accettare la nomina in ruolo su sostegno.

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Ruoli DSGA, si utilizzi graduatoria “Mobilità Professionale ATA”. Lettera

Orizzonte Scuola - Dom, 15/07/2018 - 09:50

l’art. 2.4 specifica che il personale, utilmente collocato nella graduatoria definitiva, avrebbe conseguito la mobilità professionale in ragione dei posti annualmente autorizzati per la stipula dei contratti di lavoro a tempo indeterminato in ciascuna provincia e per ciascun profilo;

l’art. 9, comma 17, del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, ha disposto che con decreto ministeriale venisse definito un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato di personale docente ed ATA per gli anni scolastici 2011/2012 e 2012/2013 sulla base dei posti vacanti e disponibili in ciascun anno e delle relative cessazioni del personale; tale decreto è stato adottato in data 3 agosto 2011 e in esso si dispone che per l’anno scolastico 2011/2012 vengano effettuate 36.000 assunzioni di personale ATA e che tale contingente venga ripartito tra i diversi profili professionali;
con decreto ministeriale n. 74 del 10 agosto 2011 è stato disposto che le assunzioni nel profilo di direttore dei servizi generali ed amministrativi (DSGA) venissero effettuate sulla base delle graduatorie dell’ultima sessione di concorsi, ovvero, in caso di esaurimento delle stesse, in base alle graduatorie concernenti la mobilità professionale dall’area inferiore all’area immediatamente superiore; successivamente il decreto ministeriale n. 17 del 9 febbraio 2012, a firma del Ministro pro tempore Profumo, disponeva le suddette immissioni in ruolo per profilo professionale, secondo le consistenze di seguito riportate: 450 per il profilo professionale di direttore dei servizi generali e amministrativi, 1.707 per il profilo professionale di assistente amministrativo e 359 per il profilo professionale di assistente tecnico;

per gli assistenti amministrativi e tecnici i passaggi furono espletati, mentre per i DSGA, a causa della nota ministeriale n. 1800 del 9 marzo 2012, lo spostamento sarebbe potuto avvenire solo se il posto da assegnare fosse risultato vacante e disponibile, oltre che nell’organico di diritto per l’anno scolastico 2011/2012, anche nell’organico di diritto per il 2012/2013 (dei 450 posti autorizzati non trovarono collocazione circa un centinaio di aspiranti secondo una tabella pubblicata dal Ministero nel mese di luglio 2012). Si trattava, e si tratta, però, di un’indicazione in contrasto con il decreto del 3 agosto 2011 citato, con il quale era stato disposto ed autorizzato il contingente di 3.218 posti per l’anno scolastico 2011/2012 a favore del personale per la mobilità professionale verticale;

in seguito il Ministero emanò la circolare n. 1985 del  16 marzo  2102, con la quale si prevedeva che questi aspiranti sarebbero stati nominati negli anni successivi senza bisogno di alcuna autorizzazione, in quanto rientranti nelle immissioni in ruolo già autorizzate per l’anno scolastico 2010/2011 (“le nomine disposte negli anni scolastici successivi non abbisognano di alcuna ulteriore autorizzazione, essendo ricomprese nel computo di cui al decreto interministeriale 3 agosto 2011, relativo alle immissioni in ruolo autorizzate per l’anno scolastico 2010/2011”);

Si ritiene che questi ruoli, che rientravano nel contingente di allora, debbano e possano essere restituiti ai legittimi aspiranti, nelle province dove esistono i posti in organico di diritto, sia per sanare eventuali contenziosi in essere e sia per il riconoscimento professionale di questi lavoratori, figure uniche nelle scuole, che garantiscono il funzionamento amministrativo-contabile proprio di quelle scuole in cui si trovano con incarichi a tempo determinato, pur essendo stati individuati destinatari di contratti di lavoro a tempo indeterminato con relativa copertura finanziaria già approvata (in buona sostanza sono supplenti di se stessi).

SI CHIEDE DUNQUE

che venga attivata la  procedura per la formazione del personale inserito nella suddetta graduatoria definitiva redatta ai sensi dell’art. 5, comma 3 dello stesso contratto e formulata dopo l’espletamento della prova selettiva come previsto dal decreto del Direttore generale dir.pers/miur 28 gennaio 2010, n. 979 con il quale sono state indette le relative procedure concorsuali; non solo ai fini delle immissioni in ruolo, ma anche ai fini della redazione di una nuova graduatoria permanente da utilizzare negli incarichi, utilizzazioni e supplenze DSGA.  Tale richiesta vale per tutti gli assistenti amministrativi inseriti nella graduatoria ed è motivata da fatti oggettivamente validi sia per l’economia della spesa pubblica nonchè per l’efficienza e l’efficacia dei servizi pubblici e per i motivi di seguito elencati:

Perché si tratta di personale professionalmente qualificato sulla base di anni di esperienza lavorativa, prestato nella qualifica di assistente amministrativo a T.I. , funzioni annuali nella qualifica DSGA, in possesso di titoli di formazione relativi alla mobilità orizzontale Art. 7 (1° posizione economica) e Art. 2 (seconda posizione economica), nonché superamento della prima fase della procedura concorsuale della mobilità professionale, passaggio dall’area B all’area D. Tale formazione consentirebbe al Ministero dell’Istruzione la copertura parziale dei posti disponibili, senza ulteriori costi;

Perché  la procedura concorsuale per la mobilità è stata ispirata a criteri di selettività e di valorizzazione delle professionalità, basata in particolare, su test di accesso e di valutazione dei titoli tali da privilegiare le esperienze e le effettive capacità lavorative già conseguite dagli aspiranti nell’espletamento delle funzioni nella qualifica superiore; tale procedura costituirebbe un vantaggio per il MIUR e sarebbe in linea con i principi della buona scuola, in merito alla scelta e la valutazione di personale qualificato e competente da inserire nei posti apicali della scuola pubblica perché è dimostrato di fatto che il ruolo di DSGA è determinante per il buon funzionamento amministrativo e didattico delle istituzioni scolastiche.

Tale consapevolezza è maturata dai medesimi, attraverso anni di lavoro svolto nel ruolo di DSGA con dedizione e professionalità senza limiti di tempo subendo nel corso delle ultime legislature, successive riduzioni retributive sul profilo ricoperto, a discapito della sempre maggior competenza e professionalità richiesta.

Solo successivamente e/o contestualmente andrebbe bandito il concorso ordinario.

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