PON 2014-2020

Scuola

Concorso Dsga, ecco cosa studiare per le prove

Educazione&Scuola - 17 ore 4 min fa
da La Tecnica della Scuola
Categorie: Scuola

Pensione anticipata: blocco dei cinque mesi età pensionabile con finestra di 3 mesi

Orizzonte Scuola - 17 ore 17 min fa

Salve, quale insegnante potenzialmente interessato dal provvedimento in oggetto, sono stato in un CAF per sapere come muovermi nel caso che il blocco dei cinque mesi previsti in più nel 2019 sia posto effettivamente nel decreto di prossima uscita, e mi è stata ventilata la possibilità che tale misura riguardi solo il settore privato. Che ne pensate? Grazie mille

La bozza del decreto riforma pensioni prevede il blocco retroattivo dell’adeguamento alla speranza di vita per la pensione anticipata. Domani previsto l’appuntamento per l’approvazione dell’art. 15 del decreto-legge, che torna indietro al 31 dicembre 208, cristallizzando dal 1° gennaio 2019 i requisiti contributivi richiesti per la pensione anticipata, indipendentemente dall’età anagrafica. I requisiti anche per il 2019 saranno 42 e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne.

Novità estesa alla Quota 41

La novità consiste nel fermare definitivamente gli adeguamenti, anche oltre il biennio 2019 -2020. Lo stop dell’adeguamento è esteso anche ai lavoratori precoci Quota 41, che possono accedere alla pensione anticipata quota 41 con 41 anni di contributi, che hanno almeno un anno di contributi versati prima del compimento del 19° anni di età, e che si trovano nelle categorie di tutela (caregiver, disoccupati, invalidi e mansioni gravose o usuranti), a prescindere dall’età anagrafica.

Pensione anticipata e finestre mobili

Tornano le finestre mobili trimestrali già previste per la quota 100. Questo comporta che chi matura i requisiti per la pensione anticipata con i requisiti cristallizzati, non potrà percepire l’assegno pensionistico il primo giorno del mese successivo alla maturazione dei requisiti, ma dovrà attendere tre mesi. La bozza del decreto non prevede distinzioni tra dipendenti pubblici e privati, a differenza di quanto è previsto nella quota 100. Pertanto, anche i dipendenti del pubblico impiego, dovranno attendere tre mesi e non sei mesi dalla data di maturazione dei requisiti.

Questo discorso non vale per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018, in quanto non è coinvolto nel meccanismo dello slittamento, quindi mantiene la disciplina precedente.

Età pensionabile

Il blocco dei 5 mesi per adeguamento della speranza di vita, tuttavia, non si estende al requisito anagrafico (art. 24, co.11 del Dl 201/2011), che consente ai lavoratori privi di anzianità contributiva al 31 dicembre 1995, di andare in pensione anticipata con 63 anni e 7 mesi e un requisito contributivo minimo di 20 anni effettivi, a condizione che l’assegno pensionistico risulti non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale. Per questa categoria di lavoratori, resterebbe confermato l’adeguamento all’aspettativa di vita, quindi dal 1° gennaio 2019, il requisito anagrafico si maturerà a 64 anni senza applicazione di finestre mobili.

Conclusioni

La pensione anticipata non fa differenze fra dipendenti pubblici e privati, come sopra evidenziato, questa misura anche sulle finestre in uscita, diversamente dalla quota 100, unifica l’attesa a tre mesi per tutti i lavoratori.

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Sostegno, Bussetti ribadisce: risorse iscritte anno per anno, nessun taglio

Orizzonte Scuola - 17 ore 18 min fa

Ha insistito il titolare del Miur, Marco Bussetti, intervenendo al congresso nazionale della Confederazione dei sindacati autonomi del lavoratori.

Era tornato sull’argomento con gli auguri di fine anno, dopo le critiche scaturite dalla lettura della bozza della legge di bilancio, che sembrava parlasse di tagli, ma il ministro ha poi spiegato: “Prima di chiudere questo 2018 mi preme, però, fare un’importante precisazione. Sulla scuola, in particolare sul sostegno, non ci sono e non ci saranno tagli.

Le tabelle che stanno circolando in questi giorni vanno lette bene. Da quest’anno le risorse per le supplenze del sostegno vengono individuate anno per anno. Quindi con le prossime manovre saranno di volta in volta iscritte in bilancio, programmando la spesa sulle necessità previste. Il Ministero continuerà sempre a garantire il sostegno a chi ne ha bisogno.”

Per il Ministro il tema del sostegno è una delle priorità del Suo Dicastero e partirà il primo corso di specializzazione.  I corsi si svolgeranno in tre anni per specializzare 40.000 docenti.

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Manuale richiesta codice CUP

Educazione&Scuola - 17 ore 22 min fa
Prot. 799 del 14 gennaio 2019
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Cessione del quinto NoiPA per Insegnanti: cos’è e perché conviene?

Orizzonte Scuola - Mar, 15/01/2019 - 20:30

PubbliRedazionale – La Cessione del Quinto NoiPA è una particolare tipologia di finanziamento che prevede per gli insegnanti delle condizioni agevolate e dei tempi di erogazione molto rapidi. Tutto questo è possibile grazie ad una speciale convenzione stipulata tra il Mef e i vari istituiti di credito.

Questo tipo di prestito può essere richiesto On-line, direttamente e comodamente da casa, e l’unico documento necessario per ottenerlo è l’ultima busta paga.

Cessione del quinto NoiPA per Insegnanti: quali sono gli altri vantaggi?

Tra gli altri vantaggi da sottolineare c’è, ad esempio, la possibilità di richiedere importi molto elevati fino a 75.000 € dilazionati in 120 mesi. Inoltre, alla Cessione del Quinto NoiPA per insegnanti può accedere anche chi ha pochi mesi di anzianità lavorativa. E’ prevista una rata fissa con TAN e TAEG fissi per tutta la durata del prestito e grazie al servizio CreditoNet, con il quale tutti i processi di gestione del finanziamento vengono effettuati per via telematica, c’è anche un enorme riduzione dei tempi di erogazione.

Come richiedere un preventivo per una Cessione del Quinto NoiPA?

Prima di accedere al finanziamento, si può richiedere un preventivo gratuito e senza impegno in pochissimi Click. La richiesta di preventivo può essere fatta a diversi Istituti finanziari che operano online. Una delle società, presente da diversi anni sul web, che prevede delle condizioni molto interessanti per gli insegnanti è directafin S.p.A. Si può richiedere un preventivo per una Cessione del Quinto NoiPA cliccando qui.

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Educazione alla salute potrebbe diventare nuova materia trasversale, i dettagli

Orizzonte Scuola - Mar, 15/01/2019 - 19:15

Il documento mira a promuovere salute e benessere nella scuola ed è basato su un’allenza tra Scuola e sistema Sanitario, “tenendo conto degli obiettivi, dei soggetti, delle risorse, dei saperi umanistici e scientifici, e delle relazioni che li legano, direzionando gli sforzi verso la co-progettazione e la co-costruzione di ambienti educativi sfidanti, accoglienti e innovativi”.

Per giungere a tali obiettivi, il documento riporta, come scrive quotidianosanità.it:

– strutturare tra “Scuola” e “Salute” un percorso congiunto e continuativo di medio e lungo termine

– includere formalmente la promozione della salute, il benessere e la cultura della sicurezza e della legalità all’interno del sistema educativo di istruzione e formazione

– sostenere la diffusione dell”‘Approccio scolastico globale”

– inserire i temi della salute nei curricula scolastici

– promuovere la diffusione di programmi dì intervento

– sviluppare, razionalizzare e diffondere modelli educativi

– attivare una azione di governance integrata intersistemica, a livello nazionale e regionale, degli interventi in tema di salute proposti alle Scuole

– condividere strumenti di raccolta documentale di azioni realizzate dalle Scuole

Fonte

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Gissi (CISL): Misure antiassenteismo a scuola inutili, costose, offensive

Orizzonte Scuola - Mar, 15/01/2019 - 18:59

Contrastare e prevenire i fenomeni di assenteismo è doveroso, ma non c’è alcuna ragione di farlo utilizzando modalità che risultano lesive della dignità delle persone, o prendendo a pretesto gli sbagli di pochi per alimentare un generale discredito sulle pubbliche amministrazioni e sul loro personale.

La CISL era stata molto chiara su questo, anche nel novembre scorso, quando si era svolta l’audizione presso la Commissione Lavoro del Senato sul disegno di legge cosiddetto “concretezza”: in particolare aveva invitato a tenere debitamente conto del fatto che le scuole, anche se comprese tra le amministrazioni pubbliche, sono caratterizzate da specificità che riguardano sia la tipologia di servizio che particolari garanzie di rango costituzionale operanti nell’ambito del sistema di istruzione, come la libertà di insegnamento e la stessa autonomia scolastica. Si caratterizzano inoltre per le ridotte dimensioni amministrative e lo stesso legislatore ne ha sempre riconosciuta la particolarità tra le amministrazioni dello Stato, anche nelle disposizioni relative alla funzione dirigenziale e agli organismi di valutazione.

Basterebbe un minimo di buon senso per rendersi conto di quanto, nel caso delle istituzioni scolastiche, la rilevazione dei dati biometrici sia una soluzione decisamente sproporzionata, trattandosi di unità amministrative di dimensioni così ridotte da rendere agevole ed immediato il controllo sulla presenza del personale: inutilmente onerosa, è il caso di aggiungere, per i bilanci già ridotti all’osso delle nostre scuole. Riguardo ai dirigenti, siamo a un vero e proprio assurdo, ed è stupefacente che un governo autorizzi la stipula di un contratto in cui si riconoscono autonomia e flessibilità nella gestione del proprio orario di servizio, e poi ipotizzi addirittura il ricorso a sistemi di “verifica biometrica” e di videosorveglianza per contrastare presunti rischi di “assenteismo”.

L’impressione è che si stia andando nella direzione esattamente opposta a quella che sarebbe necessario intraprendere, tutelando il benessere organizzativo e l’immagine di quanti, come i lavoratori della scuola, svolgono la propria attività con innegabile spirito di servizio, spesso affrontando in solitudine disagi e tensioni che dal contesto sociale si riflettono sulla scuola e su chi vi opera.
Il ministro Bussetti in più occasioni ha espresso la sua volontà di sostenere e tutelare la dignità professionale del personale scolastico: personale ATA, docenti, dirigenti. Ha l’occasione per farlo, anche richiamando a più ponderata ragionevolezza i suoi colleghi di Governo.

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Passaggio di cattedra: è un movimento solo volontario

Orizzonte Scuola - Mar, 15/01/2019 - 18:16

Una lettrice ci scrive:

“Vorrei partecipare alla mobilità per chiedere il passaggio di cattedra su un’altra classe di concorso ma sempre all’interno della scuola in cui sono docente titolare. Nella domanda, quindi, metterei un’ unica preferenza analitica (la sede della scuola). Qualora non mi fosse concesso tale passaggio, cosa rischio? Rimarrei comunque sulla mia CDC nella mia attuale scuola o rischio di essere messa nella prima scuola utile dell’ambito?”

Il passaggio di cattedra è un movimento con in quale si chiede una classe di concorso diversa da quella di titolarità, ma sempre nello stesso grado di istruzione. Può essere chiesto dal docente in possesso dell’abilitazione specifica per la classe di concorso richiesta

È possibile chiedere la scuola di titolarità?

Il docente interessato all’insegnamento di una disciplina diversa da quella di titolarità, per la quale ha il titolo necessario, la cui classe di concorso è presente nell’organico della scuola di titolarità, può chiedere passaggio di cattedra nella scuola in cui è titolare.

Se non è interessato a modificare la scuola di titolarità, può inserire solo questa nella domanda come unica preferenza.

Parteciperà al movimento in base al punteggio, senza alcuna precedenza anche se il movimento richiesto è nella scuola di titolarità

Domanda non soddisfatta: nessuna conseguenza sulla titolarità

Se la domanda di passaggio di cattedra non viene soddisfatta, il docente rimarrà titolare nella scuola per la sua classe di concorso e non rischierà di essere spostato in altra sede.

Il passaggio di cattedra è, infatti, un movimento esclusivamente volontario che può essere disposto soltanto in una delle preferenze inserite nella domanda. Il passaggio di cattedra, quindi, non può mai essere disposto d’ufficio in una scuola non richiesta dal docente

Domanda soddisfatta: quali conseguenze

Se la domanda di passaggio di cattedra nella scuola di titolarità viene soddisfatta, il docente rimarrà titolare nella stessa scuola per una diversa classe di concorso.

Il movimento ottenuto determinerà , però, l’interruzione della continuità, che si valuta per gli anni di  servizio continuativi svolti nella scuola di titolarità per la stessa classe di concorso, e perderà, quindi, tutto il punteggio di continuità maturato

Tutto sulla Mobilità 2019

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Passaggio di ruolo: nessuna precedenza per l’Istituto di titolarità

Orizzonte Scuola - Mar, 15/01/2019 - 17:43

Una lettrice ci scrive:

“Sono un’insegnante di una scuola primaria , laureata in lingue straniere e con l’abilitazione per l’insegnamento dell’inglese. So che ci sarà un pensionamento di un insegnante di inglese alla scuola primaria di secondo grado che appartiene al mio istituto, che è appunto comprensivo. Vorrei provare a chiedere il passaggio di ruolo per quella cattedra, ma immagino di non avere nessuna precedenza nonostante faccia già parte dello stesso istituto, vero?”

Il passaggio di ruolo è un movimento che rientra nella mobilità professionale e può essere chiesto sia mediante preferenza analitica su scuola che mediante preferenza sintetica su distretto, comune e provincia. Le preferenze esprimibili possono essere, come per il trasferimento, non più di 15 e, tra queste, può essere inserito anche l’Istituto di titolarità

Nessuna precedenza per il docente titolare nell’Istituto

Il docente titolare in un Istituto Comprensivo per la scuola Primaria, se ha i requisiti e i titoli necessari può chiedere passaggio di ruolo nella Secondaria I grado dello stesso Istituto Comprensivo

Non è prevista alcuna precedenza per il docente, anche se chiede il movimento nello stesso Istituto in cui è titolare e parteciperà alla mobilità professionale in base al punteggio.

Su quali posti si può disporre il passaggio di ruolo?

 Il passaggio di ruolo che interessa la nostra lettrice, come tutti i movimenti che rientrano nella mobilità professionale, potrà essere disposto, in presenza di disponibilità, soltanto dopo i trasferimenti provinciali di I e II fase. Si tratta, infatti, di un movimento che rientra nella III fase e le disponibilità riservate, per il 2019/20, a tutta la mobilità professionale provinciale e interprovinciale, quindi sia passaggi di ruolo che passaggi di cattedra, come chiarisce l’art.8 comma 6 del CCNI, è il 10% delle disponibilità residue dopo i trasferimenti provinciali

 Tutto sulla Mobilità 2019

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Pensioni quota 100, indicazioni Cedan

Orizzonte Scuola - Mar, 15/01/2019 - 17:33

Di seguito le modalità:

  • “Quota 100” è un trattamento di pensione anticipata che richiede il requisito di almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi (in via sperimentale per il triennio 2019/2021);
  • tutti gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria gestita da Inps possono conseguire il diritto alla pensione anticipata;
  • è possibile il cumulo tra due o più gestioni previdenziali;
  • gli iscritti alle gestioni pensionistiche, di cui al comma 1 che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2018, conseguono il diritto alla decorrenza della pensione dal 1° aprile 2019;
  • chi matura i requisiti al 1° maggio 2019 consegue il diritto alla pensione tre mesi dopo la data di maturazione del requisito;
  • per la Pubblica Amministrazione dovranno presentare all’Amministrazione di appartenenza la domanda di collocamento al riposo con un preavviso di sei mesi;
  • per il personale del comparto scuola ed AFAM si applicano le disposizioni dell’art. 59 comma 9 della Legge n. 27 dicembre 1997 n. 449.

Tale articolo recita “per il personale del comparto scuola resta fermo, ai fini dell’accesso al trattamento pensionistico, che la cessazione dal servizio ha effetto dalla data d’ inizio dell’anno scolastico accademico, con decorrenza dalla stessa data del relativo trattamento economico nel caso di prevista maturazione del requisito entro il 31 dicembre dell’anno”.

La platea potenziale per ‘Quota 100’, secondo dati non ufficiali del Miur, potrebbe essere rappresentata da circa 70 mila persone, tra personale docenti e Ata.

Si attendono chiarimenti anche per il pensionamento dei dirigenti scolastici, in quanto per loro la richiesta di quiescenza è aperta fino al 28 febbraio 2019.

Si fa presente che si attendono indicazioni più precise per individuare le possibili penalizzazioni sull’assegno della pensione (taglio che parte dal 5% fino ad arrivare al 30% nel caso di un anticipo di quattro anni).

Per il personale della Pubblica Amministrazione, l’indennità di fine servizio (TFS) sarà corrisposto nel momento in cui il soggetto avrà maturato il diritto di pensionamento al raggiungimento del requisito anagrafico o contributivo, così come dalle normative vigenti.

Vuoi andare in pensione con “Quota 100”? Chiedi una consulenza personalizzata al centro Cedan più vicino a te.

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Attestazione presenza con impronte biometriche, ANP: dirigenti non possono essere sottoposti a tali controlli

Orizzonte Scuola - Mar, 15/01/2019 - 17:18

Telecamere e impronte biometriche a scuola per verificare presenza docenti e ATA

L’Associazione Nazionale Presidi, intervenendo in merito, ha espresso la propria contrarietà.

Queste, come riferisce l’Ansa, le parole del  Presidente Nazionale, Antonello Giannelli:

“Il ruolo del dirigente non può essere sottoposto a questo genere di controlli e la sua valutazione non può essere frutto del solo conteggio delle ore passate a scuola, in quanto la qualità della prestazione non dipende dal tempo trascorso in ufficio, ma dal livello di raggiungimento dei risultati in relazione agli obiettivi assegnati. E’ pertanto fondamentale, piuttosto, l’introduzione di un serio sistema di valutazione dei dirigenti della scuola che non sia inutilmente burocratico e che consenta in modo trasparente ed oggettivo adeguate differenziazioni e valorizzazioni”.

Si tratta, conclude Giannelli, di “metodi offensivi della dignità dei professionisti e lesivi dell’autonomia della figura dirigenziale prevista dall’Ordinamento“.

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Sostegno, solo nel 26% delle scuole tutti i docenti sono specializzati

Orizzonte Scuola - Mar, 15/01/2019 - 12:13

I corsi sono seguiti solo da alcuni docenti nel 61% delle scuole. Il dato più preoccupante è tuttavia il 13% delle scuole nelle quali nessuno degli insegnanti di sostegno ha frequentato almeno un corso di specializzazione.

Il dato è rilevato dal rapporto Istat sull’inclusione scolastica per l’anno 2017/2018.

Nella fotografia scattata dall’istituto di statistica, il rapporto alunno insegnante risulta in questo settore soddisfatto, ma non è detto che al rapporto numerico, cioè quantitativo, corrisponda un effettivo rapporto qualitativo.

Infatti, sempre secondo la ricerca, il 36% degli insegnanti di sostegno viene reclutato dalle liste curriculari. Il fenomeno è più rilevante al Nord (49%), mentre si attenua al Sud. Nel Mezzogiorno, infatti solo il 21% dei docenti di sostegno è selezionato dalle altre liste.

Leggi anche: Inclusione, solo 36% scuole accessibili. Bussetti: “Ci stiamo lavorando con tanto impegno”

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