PON 2014-2020

Scuola

Sostegno, mancanza cronica insegnanti. Genitori tosti: ci sono ancora PTOF con dicitura “handicappato”

Orizzonte Scuola - 3 ore 14 min fa

Ci rendiamo conto che stanno eliminando l’inclusione scolastica??? Ci rendiamo conto che si va verso la riapertura delle scuole speciali???

La memoria purtroppo è corta, ma la storia è li: scritta, disponibile ogni anno per ricordarci dove rischiamo di tornare.

E, come ogni anno, si è iniziato peggio dello scorso:

  • mancanza di insegnanti di sostegno;
  • caos nelle nomine;
  • mancata continuità didattica da un anno con il seguente;
  • mancanza di assistenti all’autonomia e alla comunicazione (ASACOM);
  • mancanza di assistenti educatori culturali (AEC);
  • docenti di sostegno specializzati lasciati indefinitamente nel precariato;
  • ore di sostegno e di assistenza tagliate e spesso del tutto insufficienti;
  • classi con svariato numero di alunni con disabilità;
  • condivisione dell’insegnante di sostegno tra più allievi contemporaneamente;
  • docenti di sostegno non specializzati;
  • docenti di sostegno specializzati lasciati senza lavorare;
  • edifici con barriere fisiche e sensoriali;
  • scuole senza consulenza di pedagogisti esperti nella disabilità;
  • mancanza di una strategia pedagogica sulla disabilità;
  • POF e PTOF che riportano ancora “handicappato”, che sarebbe il minore dei mali se non fossero documenti avulsi dalla realtà;
  • Piani Educativi Individualizzati (PEI) privi di un reale programma inclusivo;
  • docenti di classe senza preparazione sulla disabilità;
  • fondi distolti dalla scuola pubblica verso quella privata;
  • eccetera, si potrebbe continuare a lungo.

Peggio dell’anno scorso, perché tutto quanto scritto sopra è peggiorato sensibilmente.  Peggio dell’anno scorso, perché le norme e le sentenze dei vari tribunali costringono al rispetto delle Leggi, ma la scuola, il MIUR, (soprav)vivono nell’illegalità!

Aggiungiamo che la riforma del sostegno scolastico varata l’anno scorso ad opera del Ministro Fedeli con il D.LGS. 66/2017, prevede la vera decapitazione del sostegno scolastico: in quest’anno dovrebbero entrare a regime i Gruppi per l’Inclusione Territoriali (GIT) che decideranno a livello regionale la gestione del sostegno. Se già oggi il giochino degli Uffici Scolastici Regionali è di tagliare del 50% le ore richieste, si prevede l’ulteriore passo verso l’eliminazione del sostegno scolastico. Stessa cosa accade per la presenza degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione e degli assistenti educativo culturali: le risorse previste delle regioni non permettono di avere di norma più di 8/9 ore, quando il monte ore deve per legge essere definito in tutt’altro modo, evidentemente, come espresso dalla Corte Costituzionale, sulla base delle esigenze effettive e non da calcoli economici.

La stessa riforma, assolutamente osteggiata sin dal principio dai Genitori Tosti , ha già cancellato la partecipazione delle famiglie nelle scuole nella collaborazione alla gestione della disabilità, eliminando i GLHI ed escludendoci dai GLI se non per una mera, inutile, formalità.
Inoltre, sono stati eliminati anche i GLIP, i gruppi di lavoro che si tenevano negli Uffici Scolastici Territoriali (provinciali), altro momento cui partecipavano le famiglie.

C’è infine il rischio che anche il GLHO e il PEI  vengano di fatto svuotati della loro prerogativa di programmazione dell’inclusione scolastica, nella definizione delle ore di sostegno.

Se tutto ciò fosse messo in atto, significherebbe raggiungere il disegno (illecito) di eliminazione del sostegno scolastico, derubando le risorse ad oggi disponibili per l’inclusione scolastica. Un disegno discriminatorio che da anni denunciamo, ma che avanza con i governi di ogni verso.

D’altro canto, ripetiamo da anni che il motivo di queste manovre è uno solo: quello  economico .
« It’s the economy, stupid! » è stato il mantra di un presidente degli Stati Uniti d’America. Sarebbe meglio che tutti lo ricordassero quale motivo ultimo dei problemi.

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Supplenze docenti, da oggi si riconvoca da nuove graduatorie

Orizzonte Scuola - 3 ore 40 min fa
Graduatorie definitive per l’a.s. 2018/19

Da venerdì 21 settembre è scattata infatti la prenotazione massiva delle graduatorie di istituto di II e III fascia del personale docente per l’a.s. 2018/19. In alcune province le nuove graduatorie sono state visualizzate già a partire da venerdì, in altre saranno pronte oggi.

In ogni caso le segreterie scolastiche dovranno scorrere nuovamente le graduatorie per verificare novità rispetto alle precedenti o riprororre la nomina a docenti che l’avevano rifiutata con contratto in base all’art. 41 del CCNL con clausola rescissoria.

Le novità

Riguardano la II fascia delle graduatorie di istituto, con gli elenchi aggiuntivi di coloro che hanno conseguito l’abilitazione tra il 1° febbraio e il 1° agosto 2018 o la specializzazione per il sostegno.

Se non ci saranno modifiche i contratti già stipulati potranno essere confermati.

Questo probabilmente avverrà nella maggior parte dei casi ma è un passaggio necessario al quale le segreterie scolastiche non possono sottrarsi.

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Concorso straordinario infanzia e primaria, servizio paritarie dà punteggio?

Orizzonte Scuola - 4 ore 9 min fa

Durante un incontro al Miur Amministrazione e sindacati hanno fatto il punto su titoli di accesso, requisiti di servizio e tabella titoli.

Requisiti di accesso

I requisiti di accesso sono stati indicati per legge, dal Decreto Dignità entrato in vigore il 12 agosto 2018.

Il concorso straordinario è riservato ai docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/02 o laurea in Scienze della formazione primaria con due annualità di servizio specifiche per il posto richiesto, svolte nella scuola statale negli ultimi otto.

Il Miur ha chiarito

  • per due anni di servizio si intendono 180 giorni per a.s. o  servizio continuativo dal 1° febbraio fino agli scrutini finali
  • al concorso per i posti di sostegno accedono i docenti in possesso del titolo di specializzazione. Il servizio però sarà considerato valido anche se svolto prima del conseguimento della specializzazione
  • Con  il termine “specifico”  si intenderà quello prestato rispettivamente nell’ordine dell’infanzia e primaria.
  • il servizio specifico (nella scuola dell’infanzia e primaria) prestato sui posti di sostegno sarà valido ai fini dell’ammissione al concorso per i posti comuni.

Per accedere al concorso per sostegno bisogna dunque essere in possesso della relativa specializzazione.

Il servizio nelle scuole paritarie

La legge ha dunque escluso che il servizio svolto nelle scuole paritarie possa essere valido per l’accesso al concorso. E tuttavia, come riferito dallo Snals, durante la riunione è stata rilevata una incongruenza relativamente ai requisiti di ammissione poichè nei due anni richiesti non è contemplato il servizio prestato nelle scuole paritarie mentre lo stesso servizio è valutabile nei titoli di servizio.

L’amministrazione ha preso atto della posizione dello Snals e si è riservata di consultare l’ufficio legislativo.

Decreto e bando

Il decreto che disciplina termini e modalità del concorso sarà pubblicato ad ottobre, mentre per il bando bisognerà completare l’iter di autorizzazione. Il primo passaggio è la richiesta di parere al CSPI.

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Anagrafe studenti 2018/19, aggiornamento entro il 27 ottobre. Istruzioni Miur

Orizzonte Scuola - 4 ore 22 min fa

Anagrafe studenti 2018/19, aggiornamento dati frequenza alunni

Al messaggio è seguita un’apposita nota, volta illustrare le principali operazioni da compiere e la tempistica entro cui è possibile aggiornare i dati.

Tempistica

Le funzioni suddette sono disponibili dal 20 settembre e le scuole devono procedere all’aggiornamento entro il 27 ottobre p.v.

Comunicazione dati

La comunicazione dei dati, ricorda il Miur, avviene in due fasi:

Fase A – definizione della struttura di base – da effettuare esclusivamente sul SIDI. In questa fase devono essere inserite le informazioni relative a:
  • sedi, sezioni, tempo scuola, giorni di apertura settimanale per la scuola dell’infanzia;
  • sedi, classi e tempo scuola per la scuola primaria;
  • sedi, classi, tempo scuola, indirizzo e piani di studio, per le scuole secondarie di I grado;
  • sedi, classi, indirizzi e quadri orari per le scuole secondarie di II grado.
In questo caso gli indirizzi e i quadri orari devono essere verificati (se già utilizzati nello scorso anno) e/o definiti nell’area “Gestione anno scolastico”. Riguardo alle prime classi dei percorsi professionali, possono essere utilizzati solo i nuovi indirizzi e i quadri orari previsti dall’ordinamento. Fase B comunicazione dei dati legati alle frequenze degli alunni (dati anagrafici e posizione scolastica). Terminata la “Fase A” occorre scegliere la modalità con cui comunicare i frequentanti. La funzione “Scelta operativa”, disponibile nell’area Utilità, presenta due modalità esclusive tra loro: 1) inserimento diretto sul SIDI; 2) invio flusso da pacchetto locale di fornitore certificato. 1) Inserimento diretto sul SIDI Le scuole che operano direttamente sul SIDI utilizzano le funzioni di “Shift” per spostare i singoli alunni dall’a.s.2017/18 all’a.s.2018/19, nonché gli iscritti alle classi prime (da “iscritti” a “frequentanti”); 2) Invio flusso da pacchetto locale Le scuole che utilizzano un pacchetto locale, prima dell’invio del flusso di frequenza, procedono alla sincronizzazione tramite i servizi messi a disposizione dal proprio fornitore e si assicurano che le informazioni su sedi, classi, indirizzi/tempo scuola, piani di studio (per le scuole secondarie di I grado) e quadri orari (per le scuole secondarie di II rado), inserite al SIDI nella “Fase A”, siano state correttamente recepite sul pacchetto locale. Affinché la trasmissione del flusso di frequenza avvenga con esito positivo, è importante che la base dati del proprio pacchetto sia allineata con quella  presente sul SIDI: qualsiasi modifica della struttura di base (sedi, classi, indirizzi…), effettuata sul SIDI, comporta la sincronizzazione col pacchetto locale. Gestione ordinaria Anagrafe Le scuole, sottolinea il Miur, devono sempre aggiornare le posizioni dei propri alunni, registrando tempestivamente ogni evento riguardante gli stessi (nuovi ingressi, trasferimenti, ritiri, abbandoni). Quanto agli studenti frequentanti le scuole all’estero (mobilità studentesca), dal corrente anno scolastico, le scuole devono inserire delle informazioni aggiuntive direttamente sul SIDI. Il Dirigente scolastico, si evidenzia nella nota:
  • è il responsabile della correttezza e dell’aggiornamento dei dati comunicati all’Anagrafe;
  • deve fornire i dati degli studenti che si avvalgono dell’istruzione parentale;
  • può utilizzare, per verificare la completezza e la correttezza dei dati inseriti, il cruscotto riepilogativo delle attività di anagrafe di propria competenza, presente nell’area Gestione alunni.
Le scuole, ai fini suddetti, possono avvalersi del supporto della Guida Operativa, consultabile nella sezione “Documenti e Manuali” presente in SIDI. nota

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Neoimmessi da concorso 2018: come si svolge anno prova FIT. Nota Miur

Orizzonte Scuola - 4 ore 34 min fa
Elementi che fanno parte dell’anno di prova
  • svolgimento di almeno 180 di servizio effettivamente prestato, dei quali almeno 120 giorni per l’attività didattica
  • redazione della progettazione didattica annuale con l’assistenza del tutor
  • elaborazione di un progetto di ricerca-azione
  • verifiche in itinere, a cui sono dedicate almeno 24 ore
  • predisposizione del portfolio professionale, comprensivo del bilancio di competenze iniziale e finale e del piano di sviluppo professionale
Progetto di ricerca – azione

Il progetto di ricerca-azione per i docenti inseriti nel percorso annuale è predisposto in riferimento

a: – analisi dei bisogni e delle esigenze di istruzione, formative ed educative sulla base dell’analisi del contesto scolastico; – individuazione degli obiettivi e dei risultati di apprendimento, formativi ed educativi; – pianificazione delle attività, dell’ambiente di apprendimento, della gestione del gruppo, delle scelte didattiche e degli strumenti in coerenza con assunti e teorie sul processo di insegnamento-apprendimento; – realizzazione dell’attività progettata; – osservazione delle azioni e individuazione degli strumenti per monitorare in itinere e alla fine del processo di apprendimento; – documentazione e riflessione professionale in relazione al percorso e alla valutazione dei risultati.

b) Le verifiche in itinere
Il percorso annuale FIT prevede attività di osservazione (almeno 24 ore) in classe a cura del tutor focalizzate su: – modalità di conduzione delle attività di insegnamento; – sostegno alle motivazioni degli allievi; – costruzione di climi positivi e motivanti; – modalità di verifica formativa degli apprendimenti.

Il portfolio professionale

E’ in formato digitale e dovrà contenere: a) il curriculum formativo e professionale; b) il bilancio delle competenze, da redigersi all’inizio e al termine del percorso; c) la progettazione didattica annuale (art. 5, comma 3); d) il progetto di ricerca-azione (art. 4); e) il piano di sviluppo professionale. La piattaforma sarà disponibile entro novembre 2018.

La commissione di valutazione

La commissione di valutazione è presieduta dal Dirigente scolastico della scuola ove il docente ha svolto il percorso annuale, da tre docenti dell’istituzione scolastica di cui due scelti dal collegio dei docenti e uno dal consiglio di istituto, e dal docente tutor.

Sono ammessi alla valutazione finale i docenti inseriti nel percorso annuale FIT che abbiano assolto agli obblighi di servizio (180 giorni di servizio effettivamente prestato, di cui 120 di attività didattica) e che abbiano svolto il progetto di ricerca-azione. Rimangono ferme le tutele previste dalla legge in caso di maternità, paternità e gravi malattie

I centottanta giorni di servizio e i centoventi giorni di attività didattica sono proporzionalmente ridotti per i docenti neoassunti in servizio con prestazione o orario inferiore su cattedra o posto.

Valutazione positiva o negativa

In caso di valutazione finale positiva, il docente è assunto a tempo indeterminato, assegnato all’ambito territoriale presso il quale ha prestato servizio nel corso del percorso annuale.
In caso invece di valutazione finale negativa, il contratto è risolto alla scadenza e il percorso annuale di cui all’art.17 comma 5 del Dlgs.59/2017 non è ripetibile. (su questo punto l’On. Azzolina M5S ha già presentato un ODG per rendere ripetibile l’anno di prova)

Esame di valutazione

L’esame di valutazione consiste in un colloquio, relativo alle attività svolte nell’ambito del percorso annuale, che si svolge tassativamente nel periodo intercorrente tra il termine delle attività didattiche, compresi gli esami di qualifica e di Stato, e la conclusione dell’anno scolastico nel quale si è svolto il percorso. La commissione, ai fini della valutazione, si avvale altresì della documentazione contenuta nel portfolio professionale, trasmesso dal dirigente scolastico alla commissione stessa almeno cinque giorni prima della data fissata per il colloquio.

All’esito del colloquio, la Commissione si riunisce per l’espressione del parere secondo quanto previsto dall’art.10 comma 5 del D.M. 984/2017. A differenza che per i docenti in periodo di formazione e prova ex DM 850/2015, è dunque la delibera della Commissione, e non del Dirigente scolastico, a determinare il superamento o meno dell’anno FIT.

Il colloquio può essere rinviato una sola volta per gravi motivi di salute ed altri previsti dalla legge e deve svolgersi comunque non oltre il 30 giugno dell’anno scolastico successivo. L’assenza del candidato, non motivata, comporta il mancato superamento del percorso.

La nota Miur

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Docenti devono saper leggere bene ad alta voce, ecco perché

Orizzonte Scuola - 4 ore 35 min fa

La lettura, il corpo, la voce. Fondamenti linguistici e neurali della lettura ad alta voce” (Giovanni Fioriti Editore, Roma 2018) ci mette, infatti, di fronte a tutti i nostri limiti, suggerendo strategie performative in grado di rinvenire e vivificare le tracce di oralità presenti nei testi. Ne abbiamo parlato con l’autore, Paolo Sessa, studioso di linguistica e per molti anni docente di Lingua e Letterura inglese nei Licei.

Professor Sessa, ci vuole riassumere quali fondamentali processi neurologici e cognitivi è in grado di attivare la lettura ad alta voce e come mai lei la considera una forma di comunicazione interpersonale al pari della comunicazione verbale?

“La lettura ad alta voce dei testi letterari è un’attività che fonda una relazione intersoggettiva tra lettore e ascoltatore e che mette in moto vaste aree del cervello sia nell’uno che nell’altro. A parte le cortecce (comprese le aree di Broca e di Vernicke) che sono maggiormente coinvolte negli aspetti semantici, ad essere coinvolto è l’intero sistema sottocorticale limbico (amigdala, insula) che processa le componenti emotive del linguaggio. Quando parliamo (o leggiamo un testo scritto) una parte consistente del messaggio è di tipo emozionale e si affida alla qualità della voce e soprattutto ai parametri prosodici (intonazione, volume, ritmo, etc.) che un testo scritto spesso suggerisce esplicitamente o lascia intuire. Questi aspetti del messaggio stabiliscono e fissano un livello di relazione intersoggettiva nella quale possono determinarsi processi di empatia (fra personaggi in un romanzo o fra lettore e ascoltatore) che hanno a che fare col funzionamento del c.d. “sistema specchio”. Per questa ragione, una lettura nonchalant, irrispettosa dei fattori prosodici del testo, massacra il testo e distrugge ogni possibilità di relazione empatica che è spesso alla base della comprensione. Infatti, noi non comprendiamo solo attraverso processi cognitivi, ma anche attraverso processi emozionali”.

Come la mettiamo col fatto che spesso anche noi insegnanti non siamo assolutamente preparati alla lettura espressiva e che talvolta ci improvvisiamo in questo ruolo massacrando – per usare la sua stessa espressione – ritmi, accenti, significati?

“Ma non abbiamo blaterato per anni che la nostra scuola deve insegnare più a fare che a sapere, che le competenze e le abilità sono più importanti dell’astratto sapere? E che cos’è la lettura ad alta voce se non una competenza? Se gli insegnanti non sono preparati, si istituisca una disciplina ad hoc nelle università, nei corsi di formazione e di aggiornamento. Massacrare il ritmo in poesia equivale a massacrare il significato del quale il ritmo è il veicolo naturale. Leggere male i testi letterari a scuola equivale ad allontanare per sempre gli studenti dalla letteratura. Per uscire da questo impasse, la prima tappa è prendere coscienza del problema, e poi cercare le soluzioni che non possono essere personali, ma di sistema. Ecco, questo libro vuole innanzitutto lanciare un allarme e poi fornire alcune utili indicazioni per affrontare il problema”.

Quali tecniche performative suggerirebbe per giungere a una buona esecuzione? In che modo apprenderle?

“Innanzitutto, occorre evitare di sovraccaricare il testo di accenti, inflessioni, enfasi che il testo non ha né apertamente suggerisce. Occorre che l’insegnante diventi quasi un prestatore d’opera nei confronti dell’autore: deve prestare la sua voce all’autore e ai personaggi affidandosi al buon senso: se l’autore suggerisce di correre (come la mamma che fugge dalle fiamme per salvare il figlioletto in ‘Inferno’ XXIII) corra; se deve andare al passo (come gli ipocriti vestiti di piombo, ibid.), vada al passo; se gli suggerisce di gridare (come fa Lear disperato sotto l’infuriare della tempesta) gridi (o, comunque, non biascichi parole sussurrate); se deve mormorare un “adagio” (come nell’ultima strofa dell’ ‘Aquilone’ di Pascoli) si adegui. E così per gli altri parametri prosodici. In che modo apprendere queste cose? Innanzitutto acquisendo un bagaglio minimo di linguistica teorica (non si capisce perché una laurea in lettere o in lingue straniere non debba prevedere almeno un paio di corsi di linguistica); e poi, leggendo ad alta voce e imparando a rispettare il testo, ricordandosi che, assieme ad onorare il padre e la madre, occorre onorare anche ogni singolo suono dell’alfabeto; e che ogni suono ha la sua dignità e non ama gli atti di cannibalismo coi quali divoriamo spesso metà delle parole che dovremmo pronunciare”.

Leggere un testo ad alta voce in maniera espressiva significa recitarlo?

“Io non credo che la lettura ad alta voce sia un atto mimetico: non credo che occorra mettersi nei panni di un altro (ad es. un personaggio); né che bisogni mimare voce o gesti. Questo sarebbe recitare e i testi letterari non si recitano, così come non si declamano: si recita a teatro (o in Parlamento) e si declama nelle piazze. Prenda la poesia (ma va bene anche un brano dei ‘Promessi sposi’): non credo sia necessario e persino opportuno mimare Don Rodrigo o Fra Cristoforo; occorre semplicemente seguire le indicazioni prosodiche suggerite dall’autore o saperle inferire dal contesto. La lettura non sopporta i procedimenti enfatici del palcoscenico, né le roboanti performance delle declamazioni che fanno apparire tutto più “nobile”, anche la più innocente delle filastrocche. Sarebbe come suonare Fra Martino con un’orchestra sinfonica: si può fare, ma manca la materia prima. Quindi, leggere ad alta voce non è recitare né tantomeno declamare.”

Già i pensatori antichi avevano riflettuto sulla perdita di significato a cui la scrittura, e quindi la lettura silenziosa, condannano un’opera narrativa, poetica etc. – pensiamo alla severa critica di Platone nel Fedro – ma questo appare più vero per alcuni generi e meno per altri. Lei, per esempio, nel libro sottolinea che la prosa scientifica è forse l’unica a guadagnare qualcosa anziché perderla in questo passaggio, divenendo più chiara e meno emotiva… Ma forse anche la perdita di questa emotività del discorso scientifico non è da sottovalutare.

“La scrittura, per sua natura, è di necessità orfana della essenziale componente prosodica del discorso orale; per questo Platone diceva che la scrittura è l’immagine riflessa della verità ma non era la verità. Sono d’accordo con lei che la perdita di emotività non è mai da sottovalutare, neanche nel discorso scientifico; dico semplicemente che in questo caso si perde di meno proprio perché si può perdere solo ciò che si ha; e certamente un discorso scientifico possiede una minore componente emotiva di un brano di letteratura. Insomma, è più semplice trascrivere la ricetta della nonna che la descrizione di Minosse nel canto V dell’ ‘Inferno’ o ‘A la nue accablante tu’ di Mallarmé. Il problema è capire quanto perdiamo in termini di partecipazione emotiva nei due casi e quanta oralità possiamo recuperare nella lettura dei due testi scritti”.

Mi hanno molto colpita le osservazioni che lei fa a proposito della reazione degli ascoltatori di fronte ad eventuali errori compiuti durante l’esecuzione della lettura, più o meno severa in base al grado di sincerità e di narcisismo del lettore. Questo ha molto a che vedere con la sfera dell’etica…

“L’ascoltatore tende a giudicare quello che gli si offre: se il lettore mette in primo piano la performance piuttosto che il testo, è evidente che l’uditorio non gli perdonerà errori di lettura perché sarà la performance ad essere giudicata. È quello che accade nella declamazione e, a volte, nella recitazione da palcoscenico di testi poetici. Il lettore ad alta voce conserva al testo un ruolo di primo piano per cui un involontario tic verbale o un eventuale errore di pronuncia saranno più tollerati. Se il lettore sta lì ad esibire le sue acrobatiche capacità di dizione e poi si perde sbagliando l’accento di una parola o prendendo respiro laddove avrebbe dovuto inseguire l’immagine, allora, al di là di ogni atteggiamento etico, è evidente che si è cucito addosso i panni del condannato”.

Nella pratica didattica quotidiana, è auspicabile che i ragazzi abbiano davanti il testo e lo seguano con lo sguardo oppure è opportuno che ascoltino e basta?

“Non so se un sistema sia migliore dell’altro. Dipende anche dal testo (ad es., se si tratta di un testo in lingua straniera dipende dal grado di conoscenza della stessa). In linea generale, credo che una prima lettura, purché sia pienamente espressiva dei valori del testo, potrebbe essere fatta senza che gli studenti siano distratti dalla carta stampata. In questo caso, è, comunque, necessaria un’altra lettura col testo davanti. E poi, il testo va analizzato perché si possa giungere all’obiettivo finale: una buona lettura da parte degli studenti, che equivale alla comprensione del testo. Leggere bene è già capire”.

Che cosa pensa della lettura metrica dei testi di poesia? Pratica indispensabile o tecnicismo?

“Io non sono per la lettura metrica, semplicemente perché la poesia non vive nel metro, ma nel suo ritmo; metro e ritmo a volte possono anche coincidere, ma ciò accade raramente nella grande poesia. Naturalmente, ogni ritmo tradisce un metro di base dal quale partono tutte le deviazioni che fanno grande un componimento poetico (come accade con la musica). Questo, l’insegnante dovrebbe capirlo bene e sempre: solo così saprà quando valorizzare il metro e quando le sue deviazioni ritmiche. A proposito della poesia classica, neanche i romani leggevano ossequiando il metro: perché dovrebbero farlo i nostri studenti? Tuttavia, tralasciare di leggere la metrica di Virgilio non significa che la si debba sconoscere”.

Ritiene che il suo libro sia in controtendenza con la nuova scuola delle competenze?

“Prima bisognerebbe capire cosa sia questa strana scuola delle competenze e tutto l’inutile dibattito che le ruota attorno da un paio di decenni. In genere, pare che per competenza si intenda un “saper fare”; ma cosa? Cosa dovrebbe saper fare uno studente liceale? Il fabbro, il muratore, l’idraulico? Neanche in questi casi si può fare senza sapere. Immaginiamo poi cosa questo possa significare per un medico, un ingegnere! Immagino un chirurgo che sa perfettamente operare ma non sa cosa sta facendo e quali relazioni ci siano tra l’organo su cui sta operando e il resto del corpo. Il guaio dei nostri studenti è che sanno fare troppe cose, specialmente nel campo dei nuovi sistemi di comunicazione, ma non sanno “cosa” comunicare. Sanno “fare” ma spesso non sanno. In ogni caso, questo libro sulla lettura, il corpo e la voce non è in controtendenza con l’idea di saper fare perché la lettura ad alta voce è una competenza, un saper fare. Solo che per saper fare bene, quando si legge un testo, bisogna sapere un sacco di cose (ed ecco la scuola dei saperi). Il male della nostra scuola è che non si riesce a mettere insieme e trasformare in cultura i contenuti che si studiano; per cui ogni sapere resta spesso isolato tanto che si fa fatica a credere che il Cartesio degli assi in matematica sia lo stesso Descartes del ‘cogito ergo sum’. Malgrado tutte le discussioni sull’interdisciplinarietà, si continua a studiare per compartimenti stagno: una cosa è la vita di Shakespeare, un’altra le sue opere, due rette parallele che non si incontrano neanche all’infinito. Per saper fare è necessario sapere; e avere un’idea generale dei fondamenti linguistici e neurali dell’attività di lettura ad alta voce aiuta insegnanti e studenti a usare corpo e voce in modo consapevole al fine di recuperare i contenuti di oralità del testo sui quali viaggiano le emozioni dell’autore e dei suoi personaggi. Privato delle emozioni, un testo può parlare solo ad automi che hanno un metronomo al posto del cuore’.

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Orientamento NO SMOG: premi per 10.000 euro a tesi sull’inquinamento nelle città

Orizzonte Scuola - 4 ore 45 min fa

L’Italia ha svolto un ruolo di primo piano nei negoziati che hanno coinvolto 193 Paesi firmatari, ora tutti impegnati a definire la propria strategia sostenibile nazionale. Attuare l’Agenda 2030 è di fondamentale importanza per favorire uno sviluppo più giusto non solo da un punto di vista ambientale, ma anche sociale ed economico.

Questo richiede un forte coinvolgimento di tutte le componenti della società, dalle imprese al settore pubblico, dalla società civile alle università, dagli operatori dell’informazione alle scuole di ogni ordine e grado. Per questo vi parliamo spesso dell’importanza di orientare gli studenti verso l’economia verde, stimolandoli con progetti e concorsi di idee, molti dei quali sono ancora aperti. Come ad esempio il concorso “Arriva un camion carico, carico di…”, ideato dall’azienda italiana Italtrans e rivolto agli studenti dell’ultimo biennio di primaria e delle classi terze di secondaria di I grado. Più recentemente sullo stesso tema vi abbiamo parlato del “Premio Sergio Borghi” che assegna 1.000 euro a studenti di scuola superiore e universitari in tema di mutamenti climatici.

Oggi torniamo sulla sostenibilità per segnalare un’opportunità che stavolta coinvolge gli studenti e le studentesse delle università italiane, ovvero i laureandi e le laureande e dottorandi di ricerca che hanno scritto o che intendono scrivere la tesi sul problema dell’inquinamento delle città.

Stiamo parlando di No SMOG Project, promosso dalla Fondazione Studio Baldi Onlus dell’Emilia Romagna. Più precisamente, No SMOG Project premia tesi di laurea e progetti di ricerca sul seguente tema: Risanare le città: idee e progetti per risolvere il problema dell’inquinamento, migliorare l’ambiente e produrre energia pulita, con particolare riferimento alla città di Reggio Emilia ed alla sua provincia.

La Fondazione Studio Baldi Onlus mette in palio 4 borse di Studio per complessivi 10.000 Euro, così distribuite:

  • 3.000 euro 1° classificato per Tesi di Laurea
  • 2.000 euro al 2° classificato
  • 1.000 al 3° classificato
  • 4.000,00 al 1° classificato per il miglior progetto di ricerca in un corso di dottorato

La scadenza per la consegna delle candidature è fissata al 28 febbraio 2019. Per maggiori informazioni e per approfondimenti potete leggere questo post.

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ATA, province in cui si nomina già da terza fascia fino al 30 giugno

Orizzonte Scuola - 4 ore 59 min fa

Le graduatorie di III fascia sono in fase di pubblicazione in versione definitiva (il 20 settembre c’è stata la prenotazione massiva) ormai in tutte le province, pertanto le eventuali nomine disposte sulla base dell’art. 41 del CCNL 2016/18 (contratto con formula di rescissione) devono essere riviste scorrendo le nuove graduatorie.

La maggior parte delle supplenze sono conferite fino al 30 giugno. Eventuali proroga del contratto fino al 31 agosto sarà stabilita successivamente, sulla base delle esigenze di lavoro nella singola scuola.

Le province in cui si nomina da terza fascia

Brescia

Foggia

Milano

Bari

Pisa

Caserta

N.B. Queste sono le province per le quali vi è una comunicazione ufficiale, è possibile che nelle altre province si proceda con nota interna.

Come si procede alle convocazioni

ATA III fascia: come si viene convocati per supplenze 30 giorni

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224 milioni alle regioni per il sistema 0-6 anni

Orizzonte Scuola - 5 ore 11 min fa

Lo ha dichiarato il Presidente della Conferenza delle Regioni e delle province autonome, Stefano Bonaccini, preannunciando l’intesa in Conferenza Unificata.

“Si tratta di risorse importanti per andare avanti  nell’ampliamento e nell’accessibilità dei servizi educativi per l’infanzia anche con l’obiettivo di recuperare determinati divari territoriali. I fondi sono stati attribuiti alle Regioni che assicureranno per l’anno 2018 un finanziamento ulteriore pari almeno al 20 per cento delle risorse assicurate dallo Stato. Poi – ha concluso Bonaccini – sulla base della programmazione regionale, saranno erogate direttamente ai Comuni”.

La ripartizione prevista dal Decreto Regioni Totale Complessivo 2018 Abruzzo 4.045.996 Basilicata 1.557.436 Calabria 6.755.592 Campania 20.395.267 Emilia-Romagna 20.308.143 Friuli Venezia Giulia 4.335.400 Lazio 23.544.329 Liguria 4.870.526 Lombardia 40.000.464 Marche 5.318.025 Molise 862.673 Piemonte 15.671.503 Puglia 12.944.001 Sardegna 4.755.962 Sicilia 17.543.778 Toscana 13.838.453 Trento 2.624.457 Bolzano 2.044.783 Umbria 3.814.237 Valle d’Aosta 658.516 Veneto 18.110.459 Totale 224.000.000

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Caos nelle nomine degli ITP, ministro intervenga. Lettera

Orizzonte Scuola - 5 ore 14 min fa

Ho concluso il mio percorso universitario nel 2015 con il massimo dei voti e, subito dopo, ho intrapreso la strada dell’insegnamento mettendoci anima e corpo. Nel frattempo continuo ad aggiornarmi: ho conseguito due master, ho acquisito i 24 CFU, sto integrando le mie carenze in didattica ma ho ancora molto da imparare e non vedo l’ora di ricominciare a lavorare anche quest’anno nell’attesa (ormai quadriennale) di un percorso di reclutamento definito e definitivo.

Il mio entusiasmo è però spesso frenato da una gestione e amministrazione mi limito a dire “al limite col paradosso”. Mi riferisco alla questione ricorsisti ITP. Centinaia di migliaia di aspiranti docenti con diploma e senza un giorno di servizio, sono stati inseriti in II fascia millantando diritti lesi come ad esempio la mancanza di percorsi abilitanti. Gente che non ha mai insegnato, gente mai inserita in nessuna graduatoria o inserita nel 2017 per la prima volta, che diritti lesi può mai avere? Lo scorso anno scolastico è andato, molti colleghi di III fascia sono rimasti a casa (colleghi di filosofia, scienze umane, diritto con anni di esperienza su sostegno) e tutti quanti abbiamo stretto i denti in attesa di una soluzione adeguata e giusta. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, la III fascia ha tirato un respiro di sollievo “il diploma T/P non è abilitante all’insegnamento” (eh.. direi!!!).

Pensavamo di iniziare l’anno scolastico fluidamente e invece no. Anche quest’anno, migliaia di “fake ITP” alcuni con 5, dico 5 punti (cioè diploma col minimo e zero servizio), intasano le graduatorie di II fascia anche se in attesa di sentenza definitiva. Il risultato è che quest’anno il caos continua a danno sia della qualità dell’insegnamento, sia della dignità di chi per anni ha speso la propria vita nella scuola aspettando pazientemente il proprio turno.

La scuola è il tempio della meritocrazia, non della furberia. Chiedendole di risolvere quanto prima quest’assurda vicenda , credo di parlare a nome di tutta la III fascia, a nome di tutti i precari, gli stessi che da anni aspettano di essere stabilizzati non con false speranze, ricorsi e condoni ma affrontando prove selettive all’interno di un percorso universalmente valido e meritocratico.

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Assicurare l’istruzione primaria universale

Educazione&Scuola - Dom, 23/09/2018 - 17:15
di Immacolata Lagreca
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Università, UDU: abolizione numero chiuso non sia dichiarazione spot

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 15:44

Sul tema è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, che ha commentato la proposta della Grillo con parere positivo: “Bene la proposta del ministro Giulia Grillo, via il numero chiuso per gli studenti di Medicina e più spazio (e soldi) per le specializzazioni. Non è possibile che migliaia di ragazzi italiani debbano scappare all’estero per studiare, specializzarsi e cominciare a lavorare in ospedale”.

L’UDU chiede che il Ministero competente apra con la rappresentanza studentesca e con le organizzazioni rappresentative degli studenti un confronto serio e globale sull’accesso all’Università che non riguardi solo il numero chiuso di medicina.

Enrico Gulluni, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Si tratta senz’altro di una prima presa di coscienza dell’esistenza di un problema rispetto all’attuale sistema di numero chiuso nel nostro paese tuttavia ancora una volta il Governo non si risparmia nel mettere in campo dichiarazioni spot e propagandistiche quando invece nel merito il Ministero dell’Istruzione tace e anzi non dà alcun segnale nel voler affrontare la questione.”

Prosegue Gulluni: “Non solo, le dichiarazioni dei due Ministri fondano su presupposti sbagliati perché ancora una volta non si affronta il reale problema che ha sempre portato al numero chiuso, ossia un graduale, continuo e sostanziale sottofinanziamento che non permette l’erogazione di una didattica di qualità per gli studenti e che limita i posti a causa di un reclutamento dei docenti costretto al ribasso e di strutture e strumenti insufficienti. Il nostro Paese ha bisogno di ingenti investimenti per il mondo dell’istruzione e dell’università per sopperire a queste mancanze, e per certi corsi di laurea a questo si deve accompagnare anche una revisione dell’impianto generale. Medicina rientrerebbe in questi casi: si deve partire dal ripensare l’orientamento, il percorso didattico inoltre va riprogrammato in modo da rendere il titolo direttamente abilitante, ed infine si è necessario investire consistentemente sulle borse di specializzazione, perchè solo così si riuscirà a risolvere anche la necessità di giovani medici che il nostro Paese ha di fronte.”

Conclude il coordinatore nazionale dell’UDU: “In ogni caso non è pensabile ipotizzare un superamento dell’attuale sistema senza confrontarsi con gli studenti e l’assenza di questo confronto mette in luce quanto manchi una visione complessiva e di prospettiva sul tema. Se infatti prendiamo ad esempio le dichiarazioni di alcuni giorni fa, il Ministro dell’Interno diceva una cosa ben chiara: ovvero che era necessario superare il numero chiuso a medicina a causa della carenza di medici, ma dichiarava che allo stesso tempo la programmazione deve essere inserita per le facoltà umanistiche, “da dove ne sono usciti tanti di laureati”. Insomma, ci sembra che le vaghe e poco chiare motivazioni che stanno animando le varie dichiarazioni non siano condivisibili. Si parla di occupazione, si parla di meritocrazia ma nessun esponente del governo ha ancora detto che il numero chiuso deve essere superato perché ogni studente deve essere libero di decidere il proprio percorso, o perchè in Italia abbiamo un problema di iscritti e di laureati, o perché bisogna finalmente tornare ad investire nell’istruzione pubblica. Solo alcuni giorni fa, è uscito l’ultimo rapporto Education at a glance, da cui emerge che il nostro tasso di investimento nel sistema universitario rispetto al PIL è circa la metà rispetto alla media dei paesi OCSE (0,6% contro l’1,1%), e la percentuale di laureati in Italia nella fascia di età 25-34 è del 27%, mentre la media OCSE è del 44%. Eppure su questi dati nessun commento o dichiarazione da parte dell’esecutivo. Il Governo dimostri che il cambiamento non è solo uno slogan senza significato ma si confronti con gli studenti e affronti i problemi!”

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Graduatorie di istituto III fascia, aggiornamento punteggi? Lettera

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 15:41

In questi giorni le segreterie scolastiche hanno avuto modo di lavorare sulle graduatorie al fine di aggiornarle in seguito alla cosiddetta finestra semestrale per il passaggio in coda alla seconda fascia o per la richiesta di “priorità assoluta nelle convocazioni di terza fascia”. Fin qui è tutto chiaro e pacifico.

Ieri ho effettuato l’accesso su istanze online e ho potuto visualizzare le graduatorie d’istituto aggiornate per l’anno scolastico in corso.
Con mia sorpresa ho potuto constatare come alcune scuole, tra quelle regolarmente inserite durante l’aggiornamento 2017/2020, ho notato come io – come altri colleghi in altre province – abbia perso una o più posizioni per scuola.

Mi domando come questo possa essere possibile a fronte del fatto che non sono previsti inserimenti o aggiornamento del punteggio in III fascia, ma solo un eventuale passaggio in II, attraverso le cosiddette finestre semestrali. Passaggio questo che, all’interno della III fascia, comporterebbe soltanto un avanzamento di posizione e ma una retrocessione come in questo caso, mio e di altri colleghi in Italia.
Non regge neanche la “precedenza assoluta per le convocazioni in III fascia” perché tale richiesta non prevede lo scavalcamento in graduatoria, ma solo una precedenza in convocazione, pur rimanendo nella posizione destinata.

Cosa è successo? Che qualche segreteria, approfittando dei nodi aperti al SIDI abbia inserito qualcuno (o aggiunto dei titoli) ex novo in terza fascia che, fino al 2020, non prevedere inclusione/aggiornamento? Che il sistema informatico non abbia funzionato correttamente, come sempre!
Sarebbe utile e auspicabile ottenere tempestivamente dei chiarimenti in merito chiedendo a chi di dovere di far effettuare alle segreterie un controllo capillare sulle graduatorie prodotte.
Tale richiesta tempestiva nasce dall’esigenza di evitare contenziosi su chi è avente diritto o meno, in previsione delle imminenti convocazioni da graduatorie definitive ma non ancora prodotte.

Al fine di un regolare inizio anno scolastico – seppur già in ritardo – è bene che le segreterie controllino quanto segnalato dai docenti interessati attraverso l’eventuale accesso agli atti, oppure utilizzare, per l’anno scolastico in corso, le graduatorie GI di III fascia anno scolastico 2017-2018 che – salvo qualche passaggio in seconda fascia – dovrebbero rimanere immutate fino al prossimo aggiornamento del 2020.

Grazie per la collaborazione.

Cordialmente

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Anief: in Sicilia 5mila disabili in più in 5 anni ma numero docenti invariato

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 15:33

Invece, nell’ultimo quinquennio gli organici del personale specializzato sono rimasti pressoché invariati, lontani da quel rapporto uno ad uno voluto dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 2023 del 23/3/2017 che ha confermato una sentenza del Tar Toscana con la quale veniva annullato il provvedimento dell’amministrazione scolastica che aveva assegnato un numero di ore di sostegno inferiore a quelle proposte dal GLHO nel Piano educativo individualizzato. Così, anche quest’anno l’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia ha assegnato solo la metà degli insegnanti specializzati chiesti dai dirigenti scolastici in deroga, facendo crescere il contenzioso del 1000%, con oltre 11 milioni di euro di condanne alle spese e un danno erariale evidente, grazie alle cause promosse anche dai legali Anief nella campagna gratuita per genitori, docenti e dirigenti scolastici #nonunoradimeno.

In Sicilia il numero di alunni disabili certificati iscritti a scuola aumenta ogni anno in modo esponenziale. I numeri sono impietosi: nell’ultimo lustro sono incrementati addirittura di 5 mila unità. Tuttavia, l’amministrazione non adegua l’organico dei docenti specializzati. E il contenzioso aumenta, con risarcimenti cospicui che lo Stato deve assegnare alle famiglie con disabili danneggiate. È questa l’amara conclusione che emerge da un focus, numerico e normativo, realizzato dal sindacato Anief sul sostegno agli alunni disabili attuati nell’Isola: una modalità distorta e mai sanata, confermata dall’istruttoria depositata dall’Avvocatura dello Stato su ordine del Tar nel ricorso 793/18 patrocinato dagli avvocati Ganci e Miceli, che operano per il sindacato Anief, i quali hanno denunciato la Circolare sugli organici di sostegno firmato dal direttore generale dell’Usr Sicilia, la dott.ssa Maria Luisa Altomonte.

In attesa dell’esito dei ricorsi, se si pensa alla dotazione organica, allo stato attuale l’organico di diritto potrebbe coprire soltanto le esigenze degli alunni con grave disabilità certificata, lasciando scoperti gli altri diecimila alunni con disabilità meno grave, a cui l’amministrazione cerca di far fronte con posti in deroga – assegnati sino al 30 giugno 2019, per via della Legge Carrozza 128 del 2013 – e comunque sempre in quantità numerica complessiva e oraria inferiore rispetto a quelli richiesti delle scuole a seguito dell’esame svolto dall’équipe medico-pedagogica che ha valutato caso per caso.

D’altronde, l’operazione taglia-posti imposta dall’amministrazione scolastica non serve neanche a realizzare risparmi della finanza pubblica, considerato che ogni ricorso eseguito dal Tar sull’assegnazione di un posto in deroga non riconosciuto costa ai cittadini almeno 2 mila euro di condanne alle spese e mille euro come risarcimento alle famiglie per ogni mese in cui non hanno usufruito del diritto all’istruzione per i propri figli. Considerato che le cause eseguite negli ultimi cinque anni sono state 5 mila, le spese risarcitorie nella sola Sicilia assumono dimensioni notevoli. E si comprende anche il deficit finanziario che provoca questa scellerata politica.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, la soluzione al grave problema è chiara: “bisogna trasformare tutti i 50 mila attuali posti in deroga sparsi per l’Italia, diverse migliaia dei quali solo in Sicilia, in organico di diritto, in modo da stabilizzare i docenti precari ma anche per consentire il trasferimento di quei molti insegnanti di ruolo specializzati assunti nelle regioni del Nord Italia e che da diversi anni ricorrono all’assegnazione provvisoria per andare a coprire i vuoti del Meridione”.

“Solo in questo modo – continua Pacifico – si potrà garantire la continuità didattica e il diritto allo studio di tantissimi alunni con disabilità. Mentre per risparmiare sui ricorsi basterebbe assegnare tutti gli insegnanti richiesti dai dirigenti in base al Pei, la Programmazione educativa individualizzata. Se non si procederà così, invece, siamo pronti a far condannare l’amministrazione e ad andare pure fino in fondo nelle denunce alla Corte dei Conti, perché il diritto all’istruzione non può essere barattato. Non è un caso che anche quest’anno abbiamo invitato Rsu, docenti di sostegno, dirigenti scolastici e genitori a segnalarci la mancata attivazione delle ore di sostegno richieste agli alunni con disabilità grave certificata, al fine di ottenere giustizia dal Tar nel volgere di pochi mesi.

La causa relativa all’istruttoria depositata dall’Avvocatura dello Stato – su ordine del Tar – nel ricorso 793/18 sarà discussa il prossimo 6 novembre. Nel frattempo, sul tema degli organici inadeguati, anche dopo l’ultima riforma, la Buona Scuola imposta dal governo Renzi e il successivo decreto legislativo 66/2017 che ha mutato pure le modalità di richiesta e riconoscimento delle disabilità degli alunni, oltre all’assegnazione delle ore di sostegno, il sindacato Anief ha intenzione di organizzare con Eurosofia un seminario di formazione nel prossimo mese di ottobre.

A questo proposito, Anief ricorda che in questi giorni è stata riproposta l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!”, che lo scorso anno ha prodotto oltre cento cause vinte: famiglie, docenti e dirigenti scolastici possono segnalare ogni mancata tutela dei diritti degli alunni scrivendo all’indirizzo sostegno@anief.net. L’assistenza sarà ancora gratuita.

23 settembre 2018

Ufficio Stampa Anief

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Stipendio dirigenti scolastici, Udir: non si parla più di perequazione interna

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 15:27

Come è noto, nel primo contratto fu pattuito che la RIA dei dirigenti cessati dal servizio alimentasse il FUN per la retribuzione di posizione parte variabile e di risultato. Dopo la sentenza della Suprema Corte, la RIA deve tornare ad alimentare il FUN. Ma, a questo punto, assistiamo a un fatto decisamente strano: le OO. SS rappresentative, nel marzo scorso, riferiscono che “Il MIUR ritiene che nella composizione del fondo relativo al 2017/2018 debba confluire la RIA relativamente al periodo settembre 2014 – settembre 2017. In tal senso si è infatti operato per la costituzione dei Fondi indirizzati ai dirigenti amministrativi. Le organizzazioni sindacali hanno condiviso l’interpretazione del MIUR” (CISL news 27 marzo 2018). Ed effettivamente la c.d. Direttiva madre della ministra Madia prevede la RIA dei cessati per la retribuzione (2.12 della Direttiva Dip. Funzione Pubblica del 6/7/2017).

Ma, purtroppo, nei resoconti dei 3 incontri tenutisi fino ad oggi la RIA non viene più nominata: forse, ancora una volta, essa spetta solo agli “altri “dirigenti? Non si tratta certo di cifre importanti, però comunque si parla ad oggi di alcuni milioni di euro (mentre per il 2018/19 sarebbero pochi spiccioli destinati a svanire del tutto nel giro di poco tempo). Oppure, pensando anche male, la RIA sarebbe al centro di una manfrina che vede l’Aran “impegnata nella ricognizione di tutte le risorse disponibili” in confronto col MIUR, come da ultimi comunicati relativi all’incontro del 13 settembre?

Bisogna capire che si tratta di soldi che appartengono ai DS, come riconosciuto dalla stessa direttiva madre. Ancora una volta, con un copione che abbiamo già visto per i docenti e gli Ata, la paura è quella di assistere a giri di valzer che sposterebbero risorse già esistenti da una posta all’altra. L’ipotesi peggiore, certamente, è quella di negare di fatto, conteggiandoli solo per il 2017/18 e non dal 2014/15. Sembra che il problema della perequazione interna per gli attuali sindacati rappresentativi della dirigenza scolastica semplicemente non esista. Eppure, fino a qualche mese fa, la rivendicavano a gran voce, prima della scadenza del termine per la rilevazione delle deleghe. Udir, al contrario, continua solitaria la sua battaglia.Chi vuole far valere i propri diritti può contattare la segreteria Udir, all’indirizzo email segreteria@udir.it, per chiedere il modello di diffida e ottenere il risarcimento delle somme erroneamente corrisposte.

Ricorso Ria Udir

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Università, Cangemi (PCI): bene proposta abolizione numero chiuso, si passi ai fatti

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 15:22

Pensiamo che sia classista, ingiusto e stupido e che danneggi i giovani, il sistema sanitario, il paese. Non possiamo, quindi, che accogliere positivamente la posizione della ministra Giulia Grillo di eliminare il numero chiuso. E non possiamo che richiedere che dalle parole si passi subito ai fatti.

Il problema a nostro parere non è quello delle barriere successive ma (per Medicina come per l’ intero sistema universitario) quello di investire adeguatamente sulle strutture universitarie e sul diritto allo studio per consentire ai giovani del nostro paese di studiare bene, cosa oggi impossibile. Nei prossimi giorni promuoveremo iniziative per richiedere coerenza immediata con le dichiarazioni di oggi.

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6 giorni di ferie come permessi: i docenti non devono cercare un sostituto

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 13:55
Permesso per motivi personali o familiari

L’inserimento al SIDI già da giugno 2018 del nuovo codice PE03 che recita “PERMESSO PER MOTIVI PERSONALI O FAMILIARI” recepisce la richiesta di poter inserire a sistema i sei giorni di ferie eventualmente commutati in permessi personali .

Si precisa  che il sistema non effettuerà nessun tipo di controllo in relazione al numero di giorni di ferie. Inoltre  sarà a cura dell’utente valorizzare il sub-codice corretto nel caso si tratti dei giorni di ferie utilizzati  come permesso personale .”

Permesso è attribuito e non spetta al dipendente trovare le sostituzioni

L’art. 15, comma 2, primo periodo, CCNL scuola 2007, esplicita chiaramente che il diritto ai tre giorni di permesso per motivi personali o familiari è subordinato ad una richiesta (…a domanda) del dipendente  documentata “anche mediante autocertificazione” .

Per il comparto scuola (a differenza di altri comparti) non è previsto che il motivo sia grave, né che sia “debitamente” o “adeguatamente” documentato tanto che è prevista anche l’autocertificazione.

Il secondo periodo dello stesso comma 2 consente al personale docente – con la stessa modalità (richiesta) e allo stesso titolo (motivi personali o familiari) – la fruizione dei sei giorni di ferie durante l’attività didattica indipendentemente dalle condizioni previste dall’art. 13, comma 9 (ferie) .

Ai sensi dell’ art. 13, comma 9, le ferie richieste dal personale docente durante l’attività didattica sono concesse in subordine “alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale con altro personale in servizio nella stessa sede e, comunque, alla condizione che non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l’eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti”.

Pertanto, dal disposto delle due norme (art. 15/2 secondo periodo e art. 13/9) si evince chiaramente che  se i 6 giorni di ferie sono dal personale docente richiesti come “motivi personali e familiari”, quindi producendo la documentazione necessaria anche mediante autocertificazione (così come avviene per i primi 3 giorni), tali giorni non solo devono essere attribuiti, quindi sono sottratti alla discrezionalità del dirigente, ma il personale richiedente il permesso non ha l’obbligo di accettarsi che per la sua sostituzione “non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l’eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti”.

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Gae infanzia strapiene, vogliamo immissione in ruolo. Lettera

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 13:06

Gentilissimo Ministro la prego ci faccia entrare in ruolo a noi delle gae infanzia in gae a pieno titolo dopo aver superato il concorso ….io sono a posizione nelle gae di Roma 103…..

gae strapiene….che speranza avrò il prox anno? …da gae tra riservisti e altro vengono dati pochi posti su posto comune …

quindi confido il lei più posti di tipo comune alle gae infanzia!!!!!!

la prego mi faccia entrare….io nn intendo fare il concorso straordinario …

sono in gae con tutti i titoli da 18 anni è giunto il momento di essere immessa in ruolo …..

grazie attendo presto soluzione grazie docente infanzia precaria

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Sostegno, Bussetti: risolvere la carenza di docenti specializzati

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 12:59

Lo ha confermato il ministro Bussetti in un’intervista a la Nuova Sardegna, nella cui regione – come risulta dall’elaborazione in esclusiva da Orizzonte Scuola su dati Miur – si registra il dato più preoccupante in questo senso.

Il Ministero, a detta del suo Titolare, è al lavoro per invertire la rotta sulla mancanza di docenti specializzati sul sostegno. “Siamo intervenuti nell’ambito del contratto di mobilità – ha detto il Ministro – per assicurare agli alunni con disabilità personale specializzato. Inoltre stiamo dando il via a un nuovo corso di specializzazione“.

Bussetti ha ricordato che l‘inclusione scolastica è un’eccellenza in Italia, ma ciò non toglie che la situazione si debba migliorare per garantire un’istruzione di qualità a tutti gli studenti.

 

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Dispersione scolastica, Bussetti: va contrastata con orientamento

Orizzonte Scuola - Dom, 23/09/2018 - 12:40

Lo ha detto il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che prendendo spunto da una domanda a livello regionale posta da la Nuova Sardegna, ha risposto indicando il quadro generale.

La dispersione scolastica – ha detto Bussetti – è un fenomeno che ha radici differenti” e ne ha elencati alcuni, dalla famiglia al contesto sociale. Tuttavia esiste un rimedio. “Sin dal mio insediamento ho preso un impegno – ha rimarcato Bussetti – faremo un forte investimento sull’orientamento. Negli anni scorsi sono state destinate tante risorse, anche europee, al contrasto alla dispersione scolastica. E’ arrivato il momento di ragionare sul modo in cui tali fondi sono stati impiegati“.

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